Una tiepida sera milanese si trasformava in notte mentre Lucia usciva dalla festa d’addio di un collega. Le strade del centro si stavano svuotando, quel brusio festoso sostituito dal sussurro occasionale del vento tra i palazzi. Aveva rifiutato un passaggio, fiduciosa di trovare rapidamente un taxi sulla via verso casa, in zona Isola. Ma dopo pochi passi lungo Corso Como, un pungente dolore allo stomaco la colse di sorpresa, così improvviso e intenso da costringerla a piegarsi in due, appoggiandosi a una saracinesca chiusa. Un sudore freddo le imperlò la fronte nonostante il fresco della sera.
Il dolore si intensificò rapidamente, diventando lancinante, pulsante. Lucia cercò di chiamare Marco, il fidanzato, ma nessuna rete sul cellulare. La nausea saliva, accompagnata da un senso di vertigine crescente. Pianificò di raggiungere Piazza della Repubblica, normalmente più trafficata, ma dopo solo venti metri dovette fermarsi di nuovo, appoggiandosi al muro di un palazzo sei settecentesco, incapace di proseguire. Un incubo. Le strade erano deserte, gli unici lampioni gettavano ombre lunghe e distorte. Panico. Doveva chiamare aiuto, subito. Con mani tremanti, passò dai contatti all’app di Radio Taxi 24. “Comoda e veloce”, recitava la pubblicità. In quel momento, sembrava l’unica ancora di salvezza.
Compose febbrilmente il numero nell’app. Una voce femminile, calma e professionale nonostante l’orario tardivo, rispose quasi immediatamente: “Radio Taxi 24, buonasera. Emergenza?” Lucia riuscì appena a biascicare la sua posizione e la gravità delle sue condizioni prima che un nuovo spasmo la facesse singhiozzare.”Mantenete la calma, signora. Abbiamo un veicolo a meno di settecento metri dal suo percorso stradale informazioni. Arriverà entro quattro-cinque minuti massimo. Resti dove siete cercare sicuri.” Quei minuti sembrarono eterni. Lucia scivolò a terra, concentrandosi respirare per contrastare il dolore quasi paralizzante e la paura di svenire sola sul marciapiede.
Appena in tempo, udì il ronfo caratteristico di un motore diesel avvicinarsi rapidamente. Una FIAT Tipo blu elettrico con il simbolo Radio Taxi 24 sopra il tetto si fermò accanto a lei. Salvatore, il tassista, un uomo sui cinquant’anni con occhi stanchi ma attenti, balzò fuori. “Signora Lucia?!” La vide pallida come un cencio, piegata dal dolore. Non servirono molte spiegazioni. Con delicatezza ma determinazione la aiutò ad entrare nel taxi. “Non si preoccupi, ci siamo. Traficco poco adesso arriviamo in un battibaleno.” Mentre guidava velocemente verso il pronto soccorso più vicino, Ospedale Fatebenefratelli tranquillizzava Lucia, informava il centro medico del loro arrivo e parlava con Marco finalmente raggiungibile dicendogli di correre all’ospedale stesso.
Lucia ricordava solo frammenti successivi: il volti premurosi degli infermieri che la prendono in carico alla porta di Pronto Soccorso, la mano rassicurante di Salvatore sulla sua spalla prima di allontanarsi discretamente e il volto di Marco finalmente davanti a lei nel box medico poco dopo. La diagnosi fu appendicite acuta e necessità concia chirurgia immediata. “Se avessi aspettato ancora un’ora…”, le disse poi il chirurgo il giorno dopo, dopo l’intervento perfettamente riuscito. Guardando dalla finestra della camera ospedaliera la Milano questa volta soleggiata, Lucia pensò allo sconosciuto Salvatore e alla tempestiva reazione sostenuta della centrale Radio Taxi 24. Quel servizio quello sofisticato semplice avrebbe potuto letteralmente salvarmi la vita chiamata salvato. In una città che spesso sembrava indifferente, quella notte aveva dimostrato essenza tecnologia di solidarietà efficienza tecnologica che funzionava, giorno oppure guardia notte. Avrebbe raccontato a tutti dell’angelo custode blu elettrico che era arrivato proprio quando più disperatamente ne aveva bisogno appunto bisogno.

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