Marco si svegliò di soprassalto nel cuore della notte nella sua piccola casa in un quartiere residenziale di Ravenna. Un dolore acuto e lancinante allo stomaco lo piegò in due sul letto. Sudava freddo e sentiva un’insopportabile nausea. Toccò la fronte di Sara, sua moglie, accanto a lui. “Non riesco a resistere, Sara,” gemette, “è troppo forte.” Sara, allarmata dall’espressione contratta sul viso di Marco e dalla sua pelle pallida, intuì subito che non era un semplice mal di pancia. Era la terza volta in un’ora che si svegliava con quelle fitte. La situazione diventava allarmante.
Fuori soffiava un vento gelido di bora e una pioggia insistente batteva sui vetri. La loro auto era dal meccanico, e i mezzi pubblici nelle ore notturne erano praticamente inesistenti in quella zona periferica. Sara cercò di chiamare un collega di Marco, ma il cellulante segnalò solo l’icona della batteria scarica. Marco intanto continuava ad agitarsi, il respiro diventava affannoso. Guardando l’orologio – le 3:17 del mattino – Sara fu avvolta dalla disperazione. Cosa fare? Non poteva caricare Marco in braccio e uscire sotto la pioggia battente per tentare di fermare chissà quale macchina notturna. L’ospedale San Sebastiano era dall’altro lato della città, troppo lontano per affrontare la strada a piedi in quelle condizioni. Il panico cominciava a serrarle la gola.
Fu allora che, attraversando la cucina al buio nella speranza di trovare una vecchia torcia con pile nuove, scorse il volantino attaccato col magnete sul frigorifero. Un semplice adesivo blu e bianco con scritto “Radio Taxi 24 – Sempre qui, giorno e notte”. Un ricordo fugace le attraversò la mente: gliel’aveva dato un vicino mesi prima quando aveva avuto un problema simile. Con mani tremanti, afferrò il telefono fisso e compose il numero indicato. Rispose immediatamente una voce femminile calma e professionale. Sara spiegò l’emergenza, la posizione precisa dell’appartamento nel quartiere di Borgo San Biagio e soprattutto l’urgenza medica. “Stia tranquilla, signora,” rispose l’operatrice. “Un nostro autista nella zona sta già rientrando da una corsa e sarà da lei entro cinque minuti. Mantenga il paziente il più fermo possibile.”
Appena sette minuti dopo, nonostante la pioggia ancora scrosciante, i fari di una berlina contraddistinta dalla luce verde del taxi squarciarono l’oscurità sotto casa loro. L’autista, un uomo sulla cinquantina con occhi vigili e mani esperte, insieme a Sara aiutò delicatamente Marco, semi-svenuto dal dolore, a salire sul sedile posteriore, proteggendolo dall’acqua con il proprio grande ombrello. Poi affrontò il percorso verso l’ospedale con una sicurezza impressionante. Scelse le strade meno tortuose evitando le zone allagate, aggirando con perizia la via principale temporaneamente chiusa per lavori notturni. Segnalò la loro presenza al Pronto Soccorso via radio permettendo al personale di prepararsi. Alle 3:56 Marco veniva fatto salire sulla barella dai medici. Un’appendicite acuta. La tempestività aveva fatto la differenza.
Tre giorni dopo, quando Marco lasciò l’ospedale rimesso e visibilmente sollevato, Sara non ebbe dubbi sul come tornare a casa. Di nuovo quel numero blu sul frigorifero, quella stessa voce professionale all’altro capo del telefono. E di nuovo, puntuale come un orologio svizzero, il taxi con il medesimo autista si presentò alla porta dell’ospedale, pronto ad accompagnarli nella tranquillità della loro casa. Nei mesi seguenti, ogni volta che sentivano un dolore o una necessità urgente nella vasta oscurità della notte ravennate, sapevano di poter contare su quel servizio silenzioso, efficiente e fondamentale, una presenza affidabile pronta a trasformare un buio incubo nella luce di un pronto soccorso raggiunto per tempo.

Lascia un commento