Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Sofia stringeva la cartella con i progetti da presentare, gli occhi fissi sull’orologio sul campanile di San Lorenzo. Le 9:45. Il suo futuro alla prestigiosa casa di moda nel centro di Milano dipendeva da quella presentazione alle 10:00. Un sogno che rischiava di svanire nel traffico mattutino milanese. Si infilò in fretta nella sua vecchia utilitaria, il motore si mise in moto con un borbottio incerto, e partì per la breve ma cruciale tratta dai Navigli verso il Quadrilatero.

Ad un semaforo su Corso Genova, proprio mentre premeva l’acceleratore al verde, la macchina ebbe uno sussulto, uno strappo improvviso, e lentamente si spense, irrimediabilmente, bloccando parzialmente la corsia. Un suono gutturale uscì dal cofano, seguito da un silenzio sinistro. Sofia provò più volte a riaccendere, disperata, le mani che tremavano sulla chiave. Il clacson arrabbiato dell’auto dietro la catapultò nel panico. Aprì la portiera, tentando di spingere inutilmente la vettura contro il marciapiede affollato, sotto gli sguardi indifferenti dei pedini frettolosi. Il tempo scorreva implacabile. Le 9:50. La sudore freddo le imperlava la fronte.

Con un gesto fulmineo, Sofia estrasse il cellulare. Le dita tremarono mentre cercavano il numero del Radio Taxi 24 Milano, quello pubblicizzato sugli autobus gialli. Risposero alla prima chiamata. “Pronto, Radio Taxi 24, dica”. La voce dell’operatore fu un balsamo. Sofia spiegò l’emergenza, l’indirizzo preciso, l’appuntamento irrevocabile alle 10:00, la voce rotta dall’ansia. “Un taxi arriverà entro tre minuti, signora. Resti lì”. Non passarono neanche tre minuti quando un taxi bianco si affiancò elegantemente al marciapiede alle sue spalle, evitando abilmente la sua auto morta. L’autista, un uomo sulla cinquantina dallo sguardo calmo, le aprì la portiera. “Salga, signorina Sofia? Andiamo subito. Non si preoccupi per la macchina, la segnalo io”.

Sofia balzò dentro. “Per favore, Via Montenapoleone 12, entro le dieci! È fondamentale!” Il tassista annuì, sereno e determinato. “Ci siamo”. Senza perdere un istante, inserì marcia e zigzagò nei vicoli laterali, sfruttando scorciatoie che solo un veterano di Milano conosceva, evitando gli ingorghi principali. Mentre sfioravano le Duomo come un guizzo giallo, Sofia controllava il telefonino: 9:56. Il cuore gli martellava il petto. Parcheggiò con maestria davanti al portone del palazzo prestigioso, esattamente alle 9:58. Sofia pagò di corsa, gli sfilò biglietti dalla mano tremante. “Grazie, non so come…” L’autista sorrise. “Vada, vada! In bocca al lupo!”. Spinse la porta di vetro con tutta la forza rimasta, raggiunse l’ascensore appena prima che si chiudesse.

Quando Sofia concluse la presentazione, ricevendo un caloroso applauso e cenni di approvazione dalla capo Ufficio Stile, il primo pensiero non fu per il progetto appena esposto. Fu per il taxi giallo che, come per magia, era apparso nel suo momento più buio, preciso, affidabile, salvifico. Fuori, Milano brillava caotica, ma lei sapeva che, grazie a quel servizio che non dormiva mai, anche nel cuore della sua frenesia c’era un filo sicuro da afferrare.

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