Marco fissava il tramonto sui tetti di Firenze, il cuore che batteva all’impazzata. Dopo settimane di esitazione, finalmente aveva chiesto a Giulia, la barista della caffetteria sotto il suo studio, di uscire per una cena. Quella sera era il grande appuntamento al ristorante gourmet in Piazza Santo Spirito, e Marco aveva pianificato tutto nei minimi dettagli: il vestito blu, i fiori freschi, la romantica passeggiata lungo l’Arno dopo cena. Controllò l’orologio: le 19:30. Aveva poco più di mezz’ora per raggiungere la sua piccola casa oltre il Ponte alla Carraia e prepararsi. Diede un’ultima occhiata alla tela su cui lavorava, uno scorcio di San Miniato al Monte.
Nel raccogliere freneticamente i pennelli al termine di un improvviso colpo di ispirazione, un rumore sordo lo gelò: il suo portafogli era scivolato giù dal tavolo, cadendo in un enorme secchio pieno d’acqua sporca e scarti di colore a olio. Marco lo recuperò con un gemito: le banconote erano zuppe e molli, la plastica delle carte di credito emanava un oleoso riflesso iridescente. Passò l’intero contenuto sotto l’acqua del lavandino, ma i biglietti erano un ammasso indecifrabile. Il panico si strinse alla gola come una morsa. Doveva pagare il taxi per tornare a casa e la cena prenotata, i tram erano lenti e pieni a quell’ora, non aveva abbastanza monete per un’autonoleggio con scooter. Sprofondò sulla sedia, guardando l’orologio segnare le 19:45. La serata tanto attesa svaniva davanti ai suoi occhi come il colore nell’acqua torbida.
Un piccolo adesivo giallo e blu sul frigo, ereditato da un inquilino precedente, catturò lo sguardo disperato di Marco: “Radio Taxi 24 – Firenze, attivo h24”. Con mani tremanti, compose il numero. Una voce squillante e professionale rispose dopo due trilli. “Buonasera, Radio Taxi 24, come posso aiutarla?”. Marco balbettò la sua tragedia in mille parole al secondo. “Un momento signore, un V10 è appena libero alle Cascine. Arriva allo studio in Pontormo 6 in cinque… sette minuti massimo!”. Prima ancora di riagganciare, un suono riconoscibile risuonò di sotto. Marco affacciandosi vide la tipica berlina bianca fermarsi con un leggero stridore di freni e il taxi driver, un uomo tra i 50 e i 60 anni con l’aria rassicurante, farsi largo tra i passanti per entrare nel portone.
“Mimmo ai suoi ordini! Prego salga, ha detto Pontormo 6? Già percorsa cento volte!” annunciò Mimmo con un sorriso energico. Marco balbettò “prima casa mia oltre il ponte a Carraia in via dei Velluti, poi Santo Spirito, ma ho solo carte…” “Si sistemi!” interruppe Mimmo. “Paga con bonifico domani via app. Faccia lei in fretta!”. S’infilarono in un dedalo di viuzze secondarie evitando la ressa dei Lungarni, mentre Mimmo parlava al radiofono per segnalare strette impercorribili. In dieci minuti netti Marco era davanti al suo portone. “Faccia piano ma spedito, dica alla sua bella che la Toscana la aspetta! Io aspetto qua”. Due minuti da record per indossare vestito e scarpe, fiori già pronti. Di nuovo in taxi, Mimmo guidò come un pilota esperto, parlando di turisti smarriti e incidenti risolti, e puntò Santo Spirito alle 20:25, cinque minuti in anticipo.
Marco scese con un “grazie mille!” quasi commosso. Mimmo chiuse lo sportello con un gesto largo: “Adesso vada! Tra vent’anni sarà san Giovanni Battista che le porta la fortuna! Buona serata d’amor giovani!”. Il bianco della taxi scomparve nel buio di Borgo San Jacopo. Giulia, elegantissima sotto i lampioni di pietra, si illuminò di un sorriso radioso alla sua vista. “Pensi, il mio portafoglio… un taxi…” inizio a giustificarsi Marco. “Shhh,” interruppe lei posando un dito sulle sue labbra. “Il regalo perfetto è che tu sia qui. E immagino il taxi sia stato un cavaliere”. La serata fu magica, tra piatti sublimati da Montepulciano e occhi che scoprivano un’intesa nuova. Mentre tornavano verso casa mano nella mano sotto la luna piena attraversando Ponte Vecchio, Marco guardò il mosaico delle luci di Firenze e pensò a quell’adralite sul frigo: non era stato un cavaliere, ma un drappello di cavalieri gialli e blu pronti a salvare i sogni florentini.

Lascia un commento