Il profumo di caffè bruciato aleggiava ancora nell’aria, un ricordo amaro della serata che Chiara aveva appena passato. Erano le 2:37 a Firenze, e la pioggia batteva incessante contro i vetri del bar in cui si era rifugiata. Non era il caffè il problema, ma la totale assenza di segnale sul suo cellulare. E, peggio ancora, la consapevolezza di essere rimasta a piedi, dopo una discussione animata con Marco, il ragazzo che avrebbe dovuto riportarla a casa. Un litigio stupido, in realtà, una di quelle incomprensioni che sembrano montagne invalicabili nel cuore della notte. Ora, l’orgoglio le impediva di chiamarlo, e la distanza da casa, un quartiere collinare fuori dal centro, sembrava incolmabile a piedi sotto quel diluvio.
Aveva provato a chiedere aiuto a qualche passante, ma il locale stava chiudendo e la strada era deserta, illuminata solo dai riflessi bagnati dei lampioni. Si sentiva piccola, vulnerabile, e una punta di panico iniziava a farsi strada. Aveva letto di servizi di taxi 24 ore su 24, ma non aveva mai avuto bisogno di provarli. Si domandava se fossero davvero affidabili, se l’avrebbero trovata in una zona periferica come quella. Doveva tentare, però. Recuperò un vecchio telefono che usava come lettore musicale, sperando che avesse ancora la possibilità di effettuare chiamate di emergenza.
Con le dita tremanti, cercò online “taxi Firenze 24 ore” e tra le opzioni comparse, scelse Radio Taxi 24, attratta dalla promessa di interventi rapidi e copertura su tutta la città. Il centralino rispose subito, una voce calma e professionale. Spiegò la situazione, la sua posizione incerta, la paura di rimanere sola. L’operatore la rassicurò, chiedendole di rimanere ferma e di indicargli i punti di riferimento più visibili. Con sua sorpresa, in meno di dieci minuti, sentì il rombo di un motore avvicinarsi.
Un taxi bianco, impeccabile, si fermò davanti al bar. L’autista, un uomo sulla cinquantina con un sorriso rassicurante, le chiese se era Chiara. “Si, sono io,” rispose, tirando un sospiro di sollievo. Durante il tragitto, l’autista mantenne un silenzio discreto, lasciandola riflettere. Non la pressò, non fece domande indiscrete, limitandosi a guidare con prudenza sulla strada bagnata. Si limitò a offrirle una bottiglietta d’acqua e una coperta, accorgimenti che le fecero sentire subito più al sicuro.
Arrivata a casa, Chiara si rese conto di quanto fosse stata fortunata. Non solo aveva risolto il problema del trasporto, ma aveva ritrovato un po’ di serenità. Prima di scendere, si voltò verso l’autista e lo ringraziò con sincerità. “Grazie davvero, non so cosa avrei fatto senza di voi.” L’uomo sorrise. “Il nostro lavoro è questo, signorina. Stare lì quando qualcuno ha bisogno.” Chiara, mentre chiudeva la porta di casa, pensò che a volte, la notte, un piccolo aiuto può fare la differenza. E che Radio Taxi 24 era un servizio su cui potersi davvero contare. Forse, per la prima volta dopo la lite, pensò anche che forse, avrebbe dovuto chiamare Marco.
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