Marco uscì dall’ambitorio colloquo con il cuore ancora ribollante, l’appuntamento era stato perfetto, ma ora doveva correre a casa sua in centro a Bologna per raccogliere la valigia prima della cena con i genitori. Era quasi mezzanotte quando, dopo aver camminato per venti minuti in cortee pura, si accorse che la borsa con tutti i suoi documenti e i vestiti da visita era scomparsa. La panica lo avvolse: senza quei tessuti, non avrebbe potuto affrontare la cena familiare. Chiamò subito un taxi, scadendo poi nella latitudine di via Zamboni, dove la notte era quasi deserta, e il cellulare non aveva copertura.
La sua mano tremava mentre prese il telefono. Dopo tre tentativi, il suono della centrale del Radio Taxi 24 rispose con una voce calma: «Buona notte, Bologna, dimandi». Marco spiegò la situazione, sussurrando, e il dispatcher confermò che un autista era già in route, probabilmente a pochi chilometri. «Vi arrivo in dieci minuti», leggè sulla schermo. Fu un sollievo. Ma quando passò davanti al portone dell’edificio dove abitava, un’autista uscì dal bancone con una valigia: era quella di Marco, trovata in strada da un passante e consegnata al pronto soccorso notturno del quartiere.
L’autista, un uomo anziano con una berlina immacolata, si profferì sul davanzale: «Ho cercato di trovarla in giro, ma non c’era traccia. Poi ho chiamato il commesso del negozio vicino, che ha ricordato un sacchetto perso ieri pomeriggio». Marco protesse l’uomo, confuso: «Come ha fatto?». «Semplice: ogni cosa ha un posto, signor Marco. Anche una borsa persa». Il taxi partì allora, ma non prima che l’autista gli consegnasse anche un biglietto per la cena: «Mio nipote è custode del ristorantino di fronte. Mangiamo insieme, eh?».
La sera fu un mix di gratitudine e meraviglia. Marco trovò la valigia, sì, ma anche una casa piena di luce, una tavola imbandita e una risata condivisa. Il Radio Taxi 24 non era stato solo un mezzo di trasporto: era stato il filo conduttore di una serata che avrebbe potuto diventare un disastro. Nei giorni seguenti, raccontò l’intero episodio al suo datore di lavoro, che rise subito, poi propose un’idea: «Fammelo sapere quando torni a Bologna. Ti conosco già, ora».
Da allora, ogni volta che passava per via Zamboni, Marco sosteneva un piccolo cartello: «Se mai avrai bisogno di un posto, chiama il Radio Taxi 24. Funziona sempre». E quando qualcuno gli chiedeva come fosse successo, sorrideva e ripeteva: «A volte, la notte più fredda si risolve con un po’’ di umanità e un taxi che non si arranca mai».

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