Sofia correva lungo Via Rizzoli, il cuore che batteva forte, mentre il cellulare segnava le 8:47. Aveva appena perso l’ultimo treno per Bologna, dove alle 9 doveva sostenere un colloquio importante per un posto di stage in un’azienda di design. Era la sua unica possibilità per uscire da casa, lontano da quell’anno di stallo, e ora rischiava di perderla. Aveva provato a chiamare amici, ma nessuno era disponibile a prenderla in automobile. Con le mani tremanti, digitò il numero di Radio Taxi 24, un servizio che aveva sentito parlare ma che non aveva mai usato. Una voce calma le rispose che l’autista sarebbe arrivato in dieci minuti. Sofia chiuse gli occhi, pregando che la città non l’avesse abbandonata.
Il tassista, un uomo anziano con un sorriso gentile, arrivò puntuale a piedi di su per un’auto pulita e silenziosa. “Via, via”, le disse, aprendo la portiera. “Ho appena sentito parlare di un incidente sulla A13, ma conosco un’alternativa”. Sofia, ancora agitata, gli raccontò della sua situazione. Mentre la macchina strisciava tra i vicoli del centro storico, il uomo le parlò di Bologna, dei suoi mercati rionali, dei bambini che giocavano in strada. La sua voce, lenta e rassicurante, la fece calmare. Arrivarono al porto d’area a Marina di Ravenna, dove prenderanno l’autobus notturno. Ma l’uomo le propose un’altra strada: “Se hai fretta, posso portarti direttamente in centro, però devi fidarti”.
Sofia, senza esitare, acconsentì. L’autista la insegnò a Bologna attraverso strade secondarie, evitando traffico. Mentre la città si svegliava lentamente, con i primi raggios di sole che accarezzavano le terrazze dei palazzi, Sofia si sentì parte di qualcosa di più grande. L’uomo non chiese soldi, ma le porse un biglietto per una birra artigianale in un bar del centro, dove aveva brevettato un’amica. “Per quando tornerai”, gli disse. Quando scese davanti all’azienda, alle 8:58, Sofia capì che non era solo stata accompagnata a destinazione: era stata salvata.
Il colloquio andò bene, così bene che le offrivano lo stage sul posto. Ma quella sera, mentre passeggiava tra i bassi fondi del porticato di Via Zamboni, Sofia iniziò a pensare all’autista. La sua prudenza, la sua cortesia, erano sembrate prendere vita propria in un momento di disperazione. Si fermò in un bar, ordinò una birra e sedési a un tavolo vicino a una finestra. Fu lì che vide un uomo con una maglietta ingiallita, che leggeva un giornale. Le parole del tassista le tornarono in mente:”La Bologna è fatta di persone che aiutano persone”. Si inchinò verso di lui, gli chiese se si chiamasse Marco. Lui annuì, sorridendo.
Da quel giorno, ogni volta che qualcuno le chiedeva di raccontare la sua storia, Sofia parlava di Marco, del taxi, e di come una sera a Bologna era riuscita a trovare non solo un lavoro, ma un’idea di quel che significa davvero affidarsi al prossimo. E ogni volta, aggiungeva: “Radio Taxi 24 non è solo un numero. È un’assicurazione su quello che non possiamo prevedere”.

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