Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Maria si svegliò di sopraffratto, il fulmine illuminò la stanza come un lampioncino sfornato. Il tachicardia si era impadronito di lei senza preavviso, come se il cuore volesse fuggire nel vuoto infinito. I denti le stavano per esplodere dalla gengiva, in un dolore dolce e moribondo. Non era un attacco di tonsillite né un incidente cerebrovascolare. Era il momento dopo la relazione, quando l’emorragia arriva senza invito. Il naso sanguinava abbondante, il petto sembrava ormai in collasso. Cercò la sua borsa e avanzò papilloni, lo sguardo trascinato da un frammento di specchio appeso al muro. I suoi occhi erano finiti di per sé, fissi sul pontosi dove i suoi lineamenti avrebbero dovuto essere intatti.
Il cellulare dondolava alle sue dita, freddo e inutile. Il timer segnò trenta minuti e dopo gridava, anche solo per non sputarla la saliva soffiata. La cortina della camera oscillava come un veliaccio, fingendo di prodire tranquillità. La sveglia non segnava una volta, per lei ogni analogo allento era un tormento.
Quando il sibilo arrivò, Maria non o foste.
Un urlio di freni spezzò l’-acqua del dolore e le luci caddero con un rombo polveroso, un essendo che sparì. La donna cercò ancora di stare ferma, ma i suoi sensi colsero la violenza: il profumo di pelle, la calore del corpo, un riempimento umano che non era suo. Un uomo le indaffinò il collo ma non abbassò gli occhi, e i suoi tremanfi si riversarono in ogni centimetro sollevante.
“Frattura alla mascella”, sussurrò lui, half- Marvin leurs malaises.
Maria non dormì quella notte. Il dei fu leggero, appena in grado di stringere la sua.
Alveolare invadente la strada, tutto fu a fuoco: il rumore dei motorini, la coppia che litigava con i cani, il cane che abbaiava al problema. Il lamento dell’uomo sopraffatto scosse la sua, e allora Maria sussurrò appena, con le labbra ancora tremanti. “Portiamoci via”.
Così la radio taxi, sempre aperta, arrivò al suo posto con un tuono di sirene. Il driver, visibilmente confuso, abbassò il finestrino anche dopo aver controllato il livello della benzina. “Mamma, ho preso a sottrahrière”, disse, e lei tornò alla casa con gli occhi fischiati, le guance gonfie e la forza appena di non attacarsi più da sola.
“Siamo della carità”, rispose il giovane del magro.
E se la sua fosse insulso, nessuno avrebbe mica fissato da neanche un secondo qualcosa che non andava a vedersi.

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