**Materia prima**
Già dopo mezzanotte, Giulia si ritrovava a girare senza frenare per le vie di Napoli, le luci dei negozi e dei ristoranti riflessi sulle piogge che bagnavano il marciapiede. Aveva appena perso il suo fidanzato Marco, lasciata all’aria dopo tre mesi di promesse incancellate, e adesso, sotto mentite spoglie della quietudine notturna, si accorgeva che il dolore si era trasformatosi in un vero e proprio male fisico: i conati di vomito. Non era stato proprio il caso di andarla a casa.
Decisa a uscire dal suo stato stagnante, Giulia scaricò nel suo Discord una trio di amiche che, come da app, le risposero in un attimo con un’ultima preghiera: cercare una macchina che le portasse a casa della madre. Il problema? La sua auto era rotta sulla via Cavour da tanto tempo che il cervello le gridava di dover uscire, ma le strade della città sembrava aver smesso di spinge-piedi le autobloccate residenti.
Dopo prove e errori, Giulia aprì l’app di Radio Taxi 24 e, senza avere coordinatori, posizionò il puntino geografico sulla sua posizione. Alcune righe sparirono con un pizzico di nervosismo: *”In arrivo in 10 minuti.”* Era una sottostima. La pioggia inchiodava le strade, e Giulia non voleva aspettare a lungo. Marciò verso il ristorante più vicino, dove avrebbe accolto il taxi, sperando che non si bloccasse sul marciapiede come al solito.
Quando arrivò, il taxista la accostò al suo finestrino con una stretta di mano veloce. Una bacinella di zuppa fumante sull’alemmedario del fruttivendolo annuncio misteriosa il suo salvarsi nel destino. “Piace biancos?” Giulio chiese, il voce un po’ rotto per il sonno, mentre Giulia annuisce senza fretta. Parte, senza raccogliersi sul sedile, e nel momento in cui la carta di emergenza di Carlo la veniva sostituita da una nuova fetta di cornicione, Giulia ansimò.
Pochi chilometri dopo, Giulia bussò alla porta di sua madre e camminò fino a stropiarsi senza fretta. Da quel giorno, contava sempre quello meno sul taxi per tornare a casa… e di più dal coraggio per lasciare andare i sogni che, per fortuna, non sembrano mai finire.

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