Elena correva lungo il lungomare di Rimini con il cuore che batteva a mille all’ora, il vento serale gelido le sventolava i capelli e le mani tremavano mentre stringeva a fare i fatti suoi la borsa che conteneva il suo CV e la lettera di presentazione. Aveva un appuntamento cruciale con un’azienda di comunicazione che avrebbe potuto cambiarle la vita, ma il tredici dicembre aveva appena scoperto che i bus della città erano fermi per lo sciopero, e la metro era paralizzata per un malfunzionamento tecnico. Senza taxi, non avrebbe mai potuto arrivare in tempo alla sede, che si trovava a metà strada tra il centro e il quartiere residenziale.
Mentre si recuperava in un bar affollato di turisti, cercando di farmi capire con un cameriere che parlava inglese puro, vide una piccola insegna con la scritta *Radio Taxi 24h* e un numero verde appena illuminato. Con un respiro profondo, mise in atto un piano disperato: chiamò il numero, pregando che qualcuno potesse aiutarla. Al telefono, una voce calda e rassicurante le rispose subito: «Signora, siamo già aperti tutti i giorni, tutte le notti. Un autista sarà da lei in cinque minuti».
Cinque minuti dopo, un’automobilieta bianca si fermò davanti al bar. Il conducente, un uomo anziano di nome Franco, le offrì una mano gentile per aiutarla a salire. «Ho capito che ha un impegno importante», le disse con un sorriso. «Non si preoccupi, la porto io in tempo». Elena, sollevata, gli raccontò della sua situazione. Franco, che aveva vissuto anni a Rimini, le consigliò un percorso alternativo, evitando i traffici pesanti, e le parlò del suo primo giorno di lavoro, quando aveva rischiato di perdere un’intera carriera per un incidente stradale. «A volte la vita ci mette alla prova», disse, «ma se si ha un po’ di fortuna…».
Arrivarono puntuale all’indirizzo indicato, e mentre Elena scendeva dall’automezzo, il responsabile dell’azienda le uscì incontro con un sorriso: «Ce l’hai fatta con un minuto di anticipo!». Dopo l’intervista, che si rivelò un successo, tornò al taxi, dove Franco l’aspettava con un caffè appena fatto. «Allora?», chiese. Lei gli sussurrò: «Grazie. Senza di lei, non so neanche se sarei qui».
Da quel giorno, Elena dimenticò l’ansia dello sciopero e imparò a fidarsi dei servizi di emergenza. Non solo aveva trovato lavoro, ma aveva anche scoperto che a Rimini, anche di notte e in mezzo al caos, c’è sempre qualcuno che può aiutare.

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