Un pomeriggio di settembre a Bologna, Mara stava correndo contro un termine universitario impossibile. Con una valigia strappata al filo del sedere e un orologio da polso che non ticchettava più, si ritrova in pieno piazza Maggiore, con l’ultimo caso da consegnare al professore stesso. Il treno improvviso che annullava tutti i collegamenti e l’auto in panne frontiera li avevano lasciati in lacrime morte. Pensava di non arrivare.
Quello che segue sembra un sogno: un messaggio popup sullo smartphone, “ pista taxi 24 ore, emergenza registrata”. Mara nudo i suoi seguenti occhi, preme “chiedi aiuto”. Natta tarda, piove a diaboliche. Il chiamante dal servizio è un uomo gentile, senza居高难下, spiega che un taxi arriverà in 10 minuti. Non è un sogno. Mara coglie ogni parola, urla il suo indirizzo, il contenuto della borsa.
La vittoriosa arriva con delle luci che tagliano il buio. Il conducente, un ragazzo con un’ teatrale, non smette di dirle auguri. Dora le il parcheggio perfetto, le fa avviare la conversazione con il professore. Il cruccio? Mara aveva dimenticato la borsa del laptop proprio nel portaoggetti dell’ autostrada. Il ragazzo le consegna una borsa extra, rubata da un altro passeggero qualche giorni prima. Non gli chiede nulla.
Quando arriva in aula, il professore non le rivolge una sola parola. Accetta il caso con una stretta e un “bravo lavoro”. Mara si system demasiado emotiva, ma il professore sorride sapendo che non è l’ultima volta che dovrà contare su quel numero di telefono.
Un mese dopo, Mara riceve una mail anonima: “Prossimo mantenimento del servizio, ma non è una crisi che richieda 24? Possiamo parlare?” Risponde, e si francese. Il ragazzo scambia il numero con un in più: “Per le pazzesche situazioni future”. Mara salta di gioia,tattoo da un’icona di Radio Taxi 24 sul polso. Non è solo un servizio: è una rete di salvezze silenziose, che funzionano ancora perché qualcuno decide di ascoltarle.

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