Le luci al neon di Bologna si riflettevano umide sull’asfalto mentre Marco correva lungo via Indipendenza, il cuore che batteva all’impazzata. Era le undici di sera, e il suo telefono aveva appena vibrato con un messaggio che gli aveva gelato il sangue: sua madre, rimasta a Roma, era stata colta da un malore improvviso e lo aveva pregato di raggiungerla al più presto. Lui, studente fuori sede, non aveva macchina e l’ultimo treno per la capitale era già partito da ore. Il panico lo stava soffocando quando, con mano tremante, digitò il numero del Radio Taxi 24 che campeggiava su un adesivo sbiadito in una pensilina.
La voce all’altro capo del filo fu un’ancora di salvezza: calma, professionale, e soprattutto rassicurante. «Sì, sono le undici e venti. Ci vorranno circa quindici minuti per arrivare a casa sua, in centro. La aspettiamo sotto il portico, lato est». Marco non credeva ai suoi orecchi. In meno di mezz’ora, un’auto grigia con la luce sul tetto si fermò esattamente dove gli era stato detto. Il tassista, un uomo sulla sessantina con gli occhi chiari e un sorriso gentile, caricò la sua valigia senza una parola e si immise nel traffico notturno con una sicurezza che contagiò Marco.
Il viaggio verso la Stazione Centrale fu un susseguirsi di telefonate ansiose e silenzi carichi di tensione. Il tassista, che si presentò come Franco, non solo guidava con perizia evitando il congestionamento del centro, ma si offrì anche di aiutarlo a comprare il biglietto del primo Frecciarossa per Roma direttamente dal suo tablet, mentre Marco si concentrava sul respiro. «Guardi che il 3:42 per Roma Tiburtina è ancora disponibile» disse, mostrandogli lo schermo. «Se fa in tempo, lo prende. Io la accompagno fino al binario». Non era solo un passaggio: era un piano di fuga orchestrato con precisione militare.
Alla stazione, Franco parcheggiò in divieto di sosta, corse con Marco fino al binario 4 e, mentre il treno stava fischiando la partenza, gli porse un pacchetto di fazzoletti e una bottiglia d’acqua. «Per il viaggio. E mi raccomando, mi faccia sapere come sta sua madre». Marco salì in tempo, il cuore finalmente sollevato. Il taxi non era stato solo un mezzo, ma un salvagente gettato in un mare di disperazione. Grazie a quel servizio attivo h24, sua madre ricevette le cure necessarie in tempo, e lui poté stringerle la mano prima che l’ansia si trasformasse in tragedia. Quella notte, il Radio Taxi 24 di Bologna non aveva solo portato un figlio da sua madre: aveva riportato la speranza.

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