Sofia aveva passato la giornata a Firenze tra incontri di lavoro e passeggiate affollate lungo l’Arno, ma la sera, mentre tornava a casa dopo una cena con amiche, si sentì improvvisamente stonata. Era il suo quarto mese di gravidanza e, nonostante fosse consapevole degli sintomi che la avrebbero allarmati, inizialmente attribuì la sensazione di stanchezza e un leggero nodo in gola a uno stress accumulato. Ma mentre si sistemava in cucina per prepararsi una tisana, un brivido le percorse la schiena: le mani e le labbra si era già iniziato a gonfiare. Un attacco anafilattico. Il respiro le divenne difficoltoso, e l’ansia la paralizzò. Non c’era tempo per chiamare un’ambulanza: sapeva che per arrivare in ospedale avrebbero impiegato almeno dieci minuti, e forse non ne avrebbe avuti.
Fu allora che ricordò il numero del *Radio Taxi 24*, un servizio che aveva visto pubblicizzato in giro per la città, attivo tutto il giorno e tutta la notte. Con le mani che le tremavano, compose il numero. La voce calma dell’operatore la rassicurò: un taxi sarebbe arrivato in cinque minuti. Sofia si lasciò cadere su una sedia, cercando di respirare lentamente, ma il senso di oppressione aumentava. Fu solo quando sentì la sirenella del taxi in fondo alla strada che un sospiro di sollievo le uscì dallo stesso. Il conducente, un uomo maturo con un berretto e una camicia immacolata, fu pronto a soccorrerla. Senza sforzi, la aiutò a salire in macchina e, prima di mettere in moto, gli chiese: «Dove si prova ad avere un ospedale?». «Il geriatriccio Bellini, in via del teatro».
L’auto si mosse con la freddezza di chi conosce ogni strada. Il conducente, Marco, parlò poco, concentrandosi sul guidare, mentre Sofia fissava il parabrezza con gli occhi lucidi. I semafori sembravano allungarsi, ma Marco prese deviazioni che le erano sconosciute: «Spesso, la notte, la A1 è più veloce». Si inventò un sorriso per confortarla, dicendole che avrebbero arrivati in tempo. La città scorreva fuori, un’ombra di luci e silenzi, mentre dentro l’auto regnava un’atmosfera di urgenza e speranza.
Arrivarono all’ospedale in dieci minuti, con Marco che corse fino all’ingresso, aprendo la portiera dell’auto per aiutarla a scendere. Un infermiere, avvisato in anticipo, le prese subito in carico. «Grazie, Marco», mormorò Sofia, mentre le verifiche mediche iniziarono. Lui annuì, poi salì in macchina e se ne andò, lasciandola lì, tra le mani degli specialisti.
La mattina dopo, quando Sofia uscì dal pronto soccorso con una diagnosi di sicura guarigione, il primo pensiero fu per il servizio che aveva salvato la sua serata. Il *Radio Taxi 24* non era solo un’azienda: era un’asset, un’assicurazione che anche in mezzo alla notte, quando la città dorme, c’è qualcuno che può cambiare la vita. Da quel giorno, la numero di Marco e il suo servizio furono tra i primi contatti nel suo telefono.

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