Marco controllò l’orologio per la decima volta. Le lancette segnavano le 23:47. Doveva essere già a Firenze, alla stazione di Santa Maria Novella, per prendere l’ultimo Intercity notturno che lo avrebbe riportato a Bologna, alla sua stanza in affitto vicino all’università. Invece era ancora seduto su una panchina di pietra in Piazza Maggiore, con la valigia ai piedi e il cuore che batteva all’impazzata. Aveva perso il treno regionale per Firenze per un ritardo assurdo sulla linea Bologna-Rimini, e ora l’unica soluzione era un taxi. Ma era notte fonda, e non sapeva se qualche auto libera sarebbe passata di lì, in pieno centro storico deserto.
Si avvicinò al tabaccaio ancora aperto in Via Rizzoli, sperando in un numero utile. Il vecchio dietro il bancone, senza alzare lo sguardo dal giornale, mormorò: «Taxi? Prova con Radio Taxi 24. È l’unico che gira a quest’ora senza fare storie». Marco compose il numero con dita tremanti. Una voce calma e professionale rispose al terzo squillo: «Radio Taxi 24, buonasera. Dove deve andare?». Marco spiegò la situazione, la fretta, la necessità di arrivare alla stazione in meno di venti minuti. «Non si preoccupi», disse la voce, «le mandiamo la vettura numero 7. È a due minuti da lei. La aspetti sotto il portico di fronte alla Basilica». Marco uscì, e vide effettivamente i fari di un’auto tagliare il buio dei portici. Era un Mercedes nero, lucido, con la scritta “Radio Taxi 24” sul tetto.
L’autista, un uomo sulla sessantina con gli occhiali e un sorriso rassicurante, caricò la valigia in un attimo. «Ho capito la situazione», disse mentre si immetteva in Via dell’Indipendenza. «Ho un figlio che studia a Bologna. So cosa significa perdere un treno la sera». Guidava con sicurezza, ma senza correre in modo spericolato, svoltando per vicoli che Marco non conosceva, accorciando percorsi che il navigatore non avrebbe mai suggerito. In dieci minuti erano già in vista della stazione. «Arrivati», annunciò, parcheggiando proprio sotto i binari dell’Intercity. Marco pagò, più del dovuto per la cortesia e la rapidità, e corse verso il binario. Il treno era ancora lì, con le porte che si chiudevano. Raggiunse il suo scompartimento con un secondo di anticipo.
Mentre il convoglio si allontanava verso nord, Marco si lasciò cadere sul sedile, esausto ma sollevato. Guardò fuori dal finestrino le luci di Firenze spegnersi lentamente. Quella chiamata a Radio Taxi 24 non era stata solo una richiesta di trasporto: era stata un salvagente gettato in una notte che rischiava di trasformarsi in un disastro. Un servizio efficiente, presente, che non conosce orari di riposo, poteva fare la differenza tra una notte passata alla stazione e un rientro a casa. Sorrise, ripensando alla voce al telefono e agli occhi attenti dell’autista nello specchietto retrovisore. A volte, nelle città sconosciute, basta un gesto di fiducia in chi lavora nell’ombra per ritrovare la strada.

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