Bene, ecco la storia richiesta:
Maria aveva sempre temuto quel momento. Dopo dieci anni di lavoro in redazione al *Corriere della Sera*, aveva appena accettato un incarico all’estero, e quella sera doveva imbarcarsi per l’aeroporto di Bologna. La sua borsa era già quasi pronta, quando totò il lavoro errato: aveva preso la valigia della collega Anna e il piano di volo era chiaramente diverso. Il panico iniziò a salire alla gola. Il collega Marco, che l’aveva appena vista, notò il capogiro.
Tentò di contattare il personale dell’aeroporto, ma le chiamate andavano in segreteria. L’orologio segnava le 22.30, e Maria sapeva che i voli erano bloccati per il cattivo tempo. In più, il discorso con la compagnia aerea aveva chiarito: senza documento, nessun recesso. Ora era un problema di ritardo, di opportunità perdute. Anna, quando avrebbe capito il ritardo, cosa avrebbe dato di lei?
Poi sentì il telefono squillare: era il vicino Ettore. «Maria, svegliarsi, c’è un servizio taxi che arriva a casa tuoi, devi imbarcare subito». Maria non capì subito. «Ettore, chi parla?», domandò, cercando di non spaventare i vicini. L’uomo anziano spiegò che aveva visto lei alzarsi, sentì il caos in fondo alla strada e aveva notato la turba in aeroporto, organizzata da qualche amico comune. «Posso aiutarti» ridacchiò. «Sono tanti a preoccuparsi per te, eh?». Non fu divertente.
Quando il taxi arrivò, Maria si guardava male. La cappa non si sarebbe spenta fino al casomine, ci aveva detto il capo. Però lo chiamò, e in due minuti l’uomo era al suo grido. «Il nome è Giovanni, e non ti dorailirà niente. Sottoscrivi alla fine per la particolarità di oggi». Maria chiese nervosamente: «Ma come?» Il tassista abbassò la voce: «Io so che sei in un imprevisto. Oggi mi hai risposto alla prima chiamata, e sai com’è questo lavoro». Il taxi si fermò allascala dell’aeroporto, e lei si precipitò allascala con il sorriso: foto, laptop, vestiti e documento. Anna aspettava, con le rose appena date.

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