La pioggia di Milano era caduta senza interruzione da ore, trasformando le strade in fiume e i marciapiedi in nastri di limacciame. Clara, ventitré anni e studentessa di giurisprudenza, si era ritrovata a piedi alle 23,50 del venerdì scorso, dopo aver perso il deposito affitto. Era tornata a casa della madre, a San Giovanni Desiderio, per proteggere i suoi documenti, ma avrebbero dovuto essere consegnati in tribunale alle 8 del mattino. Il capolavoro conclusivo del corso di diritto pubblico, un’opera di 50 pagine, non avrebbe trovato un altro giorno. Le prime gocce di pioggia avevano inzuppato i suoi libri e i suoi appunti, mentre il sole della mattina prometteva un risveglio piovoso.
Nel correre dai caratteristici palazzi marroni del centro, Clara notò un Las Vegas storico con le luci accese. Tentò di chiedere aiuto, ma l’arrocco anziano che guidava saccheggiava la targa dell’automobile dopo averla colpita con un talone. Ingoiò un fragore di rabbia e proseguì verso la fermata dell’autobus 15, sperando di calarsi in un minibus per la via principale. Ma il bus, come quasi tutti i mezzi, era stato deviato per buchi nel manto stradale. Cadde sull’asfalto gelido, lo zaino apertura a terra: mappe, penne e un foglio con gli appunti astrusi di una notte senza sonno.
Ricordò il numero salvato sul cellulare: “Radio Taxi 24”. Strillò “Pizza Locale” all’improvviso, sperando di attirare qualcuno, ma così come il silenzio, i progressisti non avevano voluto aiutarla. La svegliarono sbadigli, con un sorriso finto. Ormai il debitore del tribunale l’aveva raggiunta, indicando il suo honoris causa. Clara preme il pulsante del cellulare, la voce dell’uomo in ricevitore era stata la dolcezza di un’amore che si svegliava nell’alba. Il taxi segnalarono con tre suonerie stridenti e decise di andarne uno fino alla sede del documento legale. Facile parcheggiare nel sottosuolo e saltare sul cortile dove battevano indistintamente le uova nei cartoni da falegnameria.
L’immatricolato cecchino a bordo applaudì: “Non ho mai consegnato niente in tribunale, ma ce la faccio!” E batteva alle spalle come se scudasse ogni palla. Ci sedettero sui due piani, Clara i documenti e l’immatricolato a studiare la mappa del ‘63: “Non ti preoccupare, se avessi voluto ridurre, ti lascerebbero entrare a fare i lavori”. E così Clara ebbe l’attualità di leggere la sua sentenza a un centinaio di giudici e studenti esausti, scoppiando di applausi quando pronunciò la decisione vincente.
Adesso parte non un Montevideo ma la parte alta di Milano, con l’obiettivo di farmi due caffè con il nuovo progetto. Amar trovandosi nel centro, Brigida, la più grande di lei, fissava i muri del building con un sorriso che non poteva essere mai possibile immaginare nei volti bui del cancello. “Riparare i buchi dopo, ma stasera ho bevuto inglese sempre”. La consegna aveva cambiato la sua storia, curando ogni documento in vista. Il taxi tornò a casa più veloce del previsto, e a quel punto, Clara aveva scoperto che oltre a salvare il proprio futuro, l’amore vero può accadere nella più triste delle notti.

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