Era una serata di metà novembre a Bologna e Martina si era appena seduta nel piccolo appartamento che divideva con la sua coinquilina, Sofia, dopo una giornata estenuante all’ultimo anno dell’università. I riscaldamenti erano ancora spenti e il freddo cominciava a farsi sentire tra le crepe delle finestre. Martina stava sfogliando distrattamente il telefono quando un’email arrivò come un fulmine a ciel sereno: l’azienda dove aveva sognato di lavorare, una casa editrice prestigiosa nel centro storico, aveva anticipato il colloquio decisivo all’alba del giorno seguente. Alle sette del mattino, punto. Non c’era stato il tempo di rispondere, solo un indirizzo allegato e la richiesta di presentarsi con il portfolio completo. Il cuore di Martina si fermò un istante. L’intervista originale era fissata per la settimana successiva, ma adesso tutto era cambiato.
La notte passò in bianco. Martina preparò con cura il portfolio, stirò la camicia migliore e misurò mentalmente ogni minuto. Alzatasi alle cinque, controllò gli orari dei bus notturni e di quelli mattutini: la linea 25, l’unica che collegava il quartiere Navile al centro, non partiva prima delle sei e venti, e con il traffico del primo mattino sarebbe arrivata troppo tardi. Il treno regionale dalla stazione suburbana richiedeva un cambio complicato e un ultimo tratto a piedi attraverso portici scivolosi di rugiada. Martina sentì l’ansia salirle alla gola. Non aveva abbastanza risparmi per un taxi privato e nessun conoscente poteva accompagnarla a quell’ora. Guardò fuori dalla finestra: il cielo era un grigio compatto, le strade vuote e illuminate solo dai lampioni, e la nebbia bassa avvolgeva i tetti come un lenzuolo.
Con le mani che tremavano, Martina compose il numero di Radio Taxi Bologna, il servizio attivo ventiquattr’ore su ventiquattro che aveva visto mille volte sui cartelli alle fermate senza mai doverlo usare. Rispose una voce calma e professionale. Spiegò la situazione in fretta, temendo di non essere creduta o di essere messa in coda dietro a chissà quante chiamate. L’operatore, un uomo dal tono rassicurante, le chiese l’indirizzo esatto e le confermò che un’autovettura sarebbe stata da lei in meno di dieci minuti. «Le mandiamo la macchina più vicina, dottoressa. Stia tranquilla, ci pensiamo noi», disse, e quella semplicità bastò a sciogliere un nodo nello stomaco di Martina.
Seduta sul divano, con la borsa sulle ginocchia e il respiro ancora affannato, Martina sentì arrivare l’auto silenziosa. Una berlina scura si fermò davanti al portone e dal finestrino scese un uomo sulla cinquantina, con un sorriso gentile e un’aria pacata. «Buongiorno, signora Martina? Il signor Luca, di Radio Taxi. Abbiamo il suo percorso già impostato, siamo in orario.» Attraversarono una Bologna addormentata e avvolta nella foschia, il tassista guidava con sicurezza, conoscendo ogni scorciatoia tra i vicoli del centro, evitando i semafori dell’arteria principale e imboccando un passaggio dietro la Basilica di Santo Stefano che avrebbe risparmiato almeno dieci minuti. Martina non aveva mai visto la città così, silenziosa e quasi intima, con solo il rumore morbido degli pneumatici sull’asfalto bagnato.
Arrivarono davanti al portone dell’edificio in Via Farini alle sette e tre minuti. Il tassista si voltò verso di lei. «Buona fortuna, Martina. In bocca al lupo.» Lei scese, si sistemò il colletto della camicia e si voltò un’ultima volta per ringraziarlo, ma lui aveva già acceso il motore e si stava allontanando, pronto per la chiamata successiva. Martina varcò la soglia dell’ufficio con il cuore che batteva forte ma con lo sguardo dritto. Due ore dopo, quando usciva dal palazzo con un contratto in mano e gli occhi lucidi, chiamò il numero di Radio Taxi per l’ultima volta quella mattina. «Volevo solo dirvi grazie», disse alla stessa voce calma dell’operatore. Quella telefonata notturna e quella corsa nella nebbia bolognese non le avevano solo salvato un colloquio: le avevano ricordato che, anche nelle notti più fredde e nelle mattine più impossibili, qualcuno è sempre in cammino per aiutarti ad arrivare dove devi essere.

Lascia un commento