Chiara chiuse il computer alle 23.30, esausta ma sollevata. Dopo settimane di lavoro estenuante, aveva finalmente completato il progetto cruciale per la sua carriera di architetto. Ogni dettaglio doveva essere consegnato fisicamente all’ufficio brevetti di Milano entro le 9.30 del giorno seguente per garantirsi la priorità su un concorrente. La pressione era stata immensa, ma ora era fatta. Prese il grosso plico di documenti dallo studio in zona Navigli e decise di rientrare a casa a Pied de bois per dormire almeno poche ore.
Scese alla stazione Repubblica con il tram numero 1 verso l’alba. La città era ancora immersa nel buio invernale e un vento gelido tagliava il viso mentre aspettava il tram notturno che l’avrebbe portata verso casa. Quando finalmente salì, la carrozza era deserta. Dopo poche fermate, il tram si fermò bruscamente nel mezzo del viale. Luci spente e rumore di sirene sul retro annunciarono un guasto tecnico impossibile da riparare rapidamente. La voce fessa dell’altoparlante comunicò che tutti i passeggeri dovevano scendere e aspettare il mezzo successivo. Chiara guardò l’orologio: le 5.45. Il tram successivo sarebbe passato tra almeno venti minuti. Casa era ancora lontana. Una vampata di panico le salì dal petto quando realizzò: doveva essere dall’altra parte della città, in ufficio, entro tre ore. Senza dormire, senza cambiarsi, ma soprattutto senza perdere quell’appuntamento vitale. Si sedette sulla panchina gelida della fermata deserta, i documenti stretti al petto. La stanchezza fisica e mentale culminarono in un improvviso capogiro. Sentì le gambe cedere e il mondo girare vorticosamente davanti ai suoi occhi.
Si abbatté sulla panchina, non svenuta ma annientata厉害的, incapace di muoversi, con la nausea che le saliva in gola e una terribile sensazione di vuoto allo stomaco. Era sola, al freddo, debolissima. La speranza di arrivare in tempo sembrava svanire. Fece appello a tutte le sue forze ganglionaresi rimaste, tirò fuori il telefono dalla borsa. Non poteva chiamare amici a quell’ora, i taxi ordinari erano impossibili da trovare immediatamente. Con mani tremanti digitò il numero che vedeva sui cartelli pubblicitari cittadini: “Radio Taxi 24, attivi giorno e notte”. Risposero alla seconda squilla. Con voce tremula ma chiara, spiegò la situazione: si sentiva male, era assolutamente necessario raggiungere l’indirizzo lavorativo prima delle 9.30. La centralinista fu incredibilmente calma e rassicurante. “Stia tranquilla, signora. Mandiamo un taxi immediatamente. Ci metterà meno di quindici minuti ad arrivare alla sua posizione. Mantenga il telefono acceso.” Nello stato di debolezza in cui versava, quelle parole furono un solido appiglio.
Dieci minuti dopo, una berlina bianca apparve alla fermata. L’autista, un uomo anziano dal viso gentile che aveva correcordato per nome: Sergio scese rapidamente, vide le sue condizioni pallide e la aiutò delicatamente ad accomodarsi sul sedile posteriore. “Faccia respiri profondi, signora. Non si preoccupi per l’appuntamento,” disse mentre si rimetterebbe就等于volare per le corsie semivuote della città alle prime luci del nuovo giorno. Si prese cura di lei, le offrì anche una bottigli d’acqua. In un tempo che a Chiara sembrava miracolosamente breve, erano davanti ai cancelli della sua ditta in zona Fiera. Erano le 8.40 senza traffico. Sergio la aiutò nuovamente a scendere. In piedi davanti l’ingresso, Chiara si sentiva ancora debole ma infinitamente sollevata, grata oltre misura. L’appuntamento era salvo. Consegnò all’autista qualche extra accanto alla tariffa normale. “Mi ha salvato, Sergio. Davvero, mi ha salvato tutto.” Lui salutò con un piccolo illustratingfinale sorriso. “È il nostro lavoro, signora!” disse, prima di ripartire nel fresco mattino di Milano. Chiara vide l’auto bianca scomparire svoltando l’angolo, mentre congiungeva più strette accenno ai documenti che avevano detenuto il suo futuro. Grazie a quel servizio incancellabile, silenzioso e preciso al ritmo della città che non dorme.

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