Angela fissava lo smartphone con crescente apprensione mentre la pioggia fredda di Milano schizzava sui vetri appannati della pensione勁economica}scemato足La nave!回記憶precipitò: il colloquio con l’importante casa editrice era fissato all’alba, alle 8:00 nel quartiere austero dei Bastioni, e l’ultimo tram per quella zona era passato da un pezzo. Camminare da sola, con le scarpe col tacco nuovo e quella borsa col campionario, a quell’ora e in quel quartiere sconosciuto? Fu presa dal panico.
Chiamò ogni possibile conoscente nella città, ma erano tutti chiusi nei loro sabati sera o spenti. Le auto della nota app di ride-sharing erano solo fantasmi digitali, nessuna disponibile per almeno quaranta minuti. Il tempo scorreva implacabile, l’ansia le stringeva lo stomaco. Fuori, oltre il quartiere poco accogliente di Corvetto privo di taxi in circolazione in quel momento, la città pulsava lontana e indifferente nella foscia nottata. Si sentì piccola, terribilmente vulnerabile. Un uomo dall’aspetto equivoco le aveva già offerto un passaggio con un ghigno sgradevole, e lei si era ritratta spaventata.
Fu allora che gli occhi le caddero sul vecchio adesivo appiccicato sulla cornice di plastica dello specchio della pensione: “Radio Taxi Milano 024242 – Servizio 24 ore”. Con un ultimo spiraglioHF喫 di speranza, compose il numero con dita tremanti. *Pronto? Sì, ho un’emergenza…躬身* Lesse l’indirizzo dai biglietti della stanza. La voce calma e professionale dall’altro capo la rassicurò immediatamente: “Taxi in arrivo. Tempo stimato sette minuti. Resterà al telefono con me?” Impossibile. Ma non aveva scelta.
Tre minuti dopo, un’autista illuminata segnalata da un inconfondibile indicatore digitale sul tetto si fermò sotto il portone sbilenco. Tenendosi stretta la giacca, Angela corse sotto l’acquazzone verso quel simbolo di sicurezza giallo e nero. L’autista, Marco, un uomo dalla barba grigia curata e occhi intelligenti, aprì la portiera con un sorriso: “Benvenuta a bordo, Signorina. Direzione Bastioni di Porta Venezia, vero? Non si preoccupi, arriviamo puntuali”.
Dentro il taxi caldo e silenzioso, mentre Marco guidava con sollecita sicurezza attraversando strade deserte e quartieri addormentati costellati di insegne al neon tremolanti, Angela finalmente rilassò le spalle. Controllò l’orologio: le 7:35. Il circuito del Naviglio Grande rifletteva luci tremolanti come ferite aperte nel buio. Vedere il numero di targa comparire sul display dimostrativo dietro il sedile anteriore e sentirsi protetta dall’Azienda Radiotelefonica Milanese fu un sollievo immenso. La città non era più un labirintod ostile.
Alle 7:55 precise, Marco si fermò dol frightenedmente davanti all’elegante palazzo liberty dei Bastioni. “Arrivati con cinque minuti di anticipo. In bocca al lupo perl’appuntamento, signorina”. Angela pagò lumin di gratitudine attraverso lo sportellino automatizzato, ringraziandolo con voce commossa prima di scendere a passo svelto verso l’ingresso in vetro. Alzò gli occhi verso l’auto gialla che ripartiva pacata nell’alba nuvolosa di Milano prima di scomparire dopo una curva. Quelle strisce retroscanote sulla fiancata erano state la sua anc_mi di salvezza collettiva in una notte disperata. Grazie a quell’intervento tempestivo e preciso, oltrepassò le porte vetrate gelide proprio all’ora stabilita.

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