Radio Taxi 24

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Radio Taxi 24

Maria fissava il tramonto viola sul Canal Grande di Venezia, il vento gelido di novembre che le penetrava il cappotto leggero troppo sottile. Aveva perso l’ultimo vaporetto per Mestre. Due ore dopo l’atterraggio a Marco Polo, ancora bloccata in città, con la borsa che le tagliava la spalla e il passo sempre più affrettato. Doveva raggiungere Padova quella sera stessa: l’operazione al cuore di sua madre era prevista alle sette del mattino seguente. L’ospedale le aveva confermato l’autorizzazione a vederla prima del ricovero definitivo proprio quella notte, unico momento disponibile.**Un taxi? Dove trovarlo a Venezia senza un’app?**

La disperazione cominciava a soffocarla mentre cercava invano taxi liberi a Piazzale Roma, lo snodo terrestre affollato, ma deserto ora della sua frenesia abituale. Era uno sciopero degli autobus extraurbani, le aveva spiegato con un’alzata di spalle un poliziotto. Le mani le tremavano mentre cercava sul telefonino soluzioni impossibili: noleggio auto chiuso, passaggi privati troppo costosi. Fu allora che ricordò il numero **Radio Taxi 24**, visto anni prima su un volantino.**Chiamò, sperando contro ogni speranza**.

“Radio Taxi Venezia, buonasera”. La voce femminile era calma, professionale. Tremando, Maria spiegò la situazione: Padova, ospedale, urgenza famigliare, sciopero. Un breve istante di silenzio alla cornetta, poi: “Un veicolo è disponibile, signora. Arriva da Mestre alla Stazione Santa Lucia proprio ora. Attenda dieci minuti al Ponte degli Scalzi”. I minuti successivi furono un incubo, guardando l’orologio ogni trenta secondi, ogni rumore di motore una delusione mentre la vitalità cittadina sembrava prosciugarsi nel buio.**Quando la berlina bianca si fermò puntuale, Maria quasi pianse.**

Il tassista, un uomo sulla sessantina con gli occhi gentili e un piccolo, annuì appena. “Salga igenivamente, signora. Padova subito. Ce la faremo”. Durante il viaggio sulla Statale, Maria fissava le luci sfuocate oltre il finestrino, le mani strette attorno al cellulare, mentre l’autista guidava con sicurezza nel traffico notturno rado ma veloce.**Gli sferzò che sua madre aveva bisogno di lei, del loro ultimo saluto prima dell’ombra dell’intervento.**

Alle sei meno un quart一晚 #47; Maria bussava al portone dell’oncologia di Padova. Grazie alle indicazioni precise dell’autista e alla velocità sostenuta ma sicura, era arrivata con quasi un’ora di anticipo sulla scadenza. “La salutavo da lassù. Buona fortuna, signora”, le aveva detto pagato il dovuto. Trovò sua madre sveglia, pallida ma sorridente nel lettino della stanza bianca. Si strinsero in un abbraccio lungo, pieno di promesse non dette. Fuori dalla finestra, la Aman aveva cominciato a tingersi di rosa.**Senza quel taxi arrivato nell’ora più buia, nell’inc波涛 della disperazione, tutto sarebbe stato diverso.** Un servizio preciso come un volo civile areata nella notte.

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