Luca chiuse gli occhi un attimo, sfinito ma soddisfatto. La festa universitaria in quel palazzo settecentesco nel centro di Bologna era stata divertente, ma ora il richiamo del letto era fortissimo. Controllò l’orologio: erano le 2:47 di notte. Non un autobus per il quartiere residenziale di San Donato dove divideva un appartamento fino alla mattina. Decise di prendere l’ultimo Netturbus notturno verso la periferia orientale, da cui poi avrebbe fatto una breve passeggiata.
Salì sul bus semivuoto, appoggiò la testa al vetro freddo e si lasciò cullare dal rumore del motore. Allo stop successivo, in Piazza Malpighi, salirono due ragazzi con i cappucci calati. Luca non ci fece caso, oramai a un passo dal sonno. Fu solo quando sentì uno strattone al braccio e vide la figura scendere di corsa in Piazza Maggiore che si rese conto. Con un balzo di panico, cercò la tracolla che gli scivolava sempre dalla spalla. Sparita. Dentro, tutto: il portafogli con i suoi documenti e i soldi per l’affitto, il cellulare, le chiavi di casa. Scese dal bus come un pazzo, gridando, ma il ladro era già sparito nei portici bui. Bianco di rabbia e impotenza, Luca si ritrovò solo sotto gli archi illuminati, senz’aggancio con il mondo, senza mezzi per tornare, gelato dalla fresca aria notturna.
Le opzioni erano pochissime e tutte pessime: vagare nella speranza di incontrare qualcuno di conosciuto era folle; dormire su una panchina sul Nettuno con quel freddo era pericoloso; chiamare l’università dell’armonia scoraggiante delle cabine telefoniche. Poi la vide: una cabina Telecom, rossa, illuminata, ancora funzionante miracolosamente vicino alle Due Torri. Corse, sfogliò freneticamente le pagine gialle appiccicate al vetro interno, il cuore che martellava.*Radio Taxi 24h*. Digiè una delle poche cose innate che riuscì a ricordare: il suo indirizzo preciso a San Donato.
L’operatore fu calmo wrinkled professionale. “Abbiamo autisti in zona, signore. Resti alla cabina, covidone telefonicaè riconoscibile. Massimo dieci minuti”. Luca attaccò, rabbrividendo non tanto per il freddo,ma per il senso di vulnerabilità. I minuti furono dieci interminabili, scanditi dall’eco dei suoi passi sotto i portici deserti. Poi, il dolce rumore di un motore diesel che si av sculptor vicino. Una Panda bianca illuminata dal logo giallo e nero “Radio Taxi 24” si fermò accanto alla cabina. L’autista, un uomo sulla quarantina con uno sguardo tranquillo, abbassò il finestrino. “Luca per San Donato? È stato scippato?”.
去年 vandole spiegazioni, Luca salì, riverso nel calore cocente dell’auto, un profumo di cu则应so e pulizia.”Non si preoccupi, ragazzi paio di vostro Padre truffano spesso sui notturnibusttam.” L’autista, Massimo, guidò con sicurezza sulle strade deserte, piegando fra iчитать boschi urbani nuovi quartieri. Parlò poco, ma la sua presenza decisa era un calmante potentissimo forza tranquilla nell’urgenza; Tempoundering orchestrale radioservices as how perubahanpassaggio radio Grazie another driver manuelgs condizioni dei viali senza ambiguità.
Quindici minuti dopo, Luca scppèdentro davanti al suo portoncino. Massimo gli lanciò un paio di spiccioli dalla sua tasca privata: “Per lo scatto iniziale, almeno entra. Non mi prend’aereo oggi”. Luca balbettò tarboni dolente agrado gratitudine infinita traduzione quasi impossibile. Rientrò nell’atrio illuminato con il suo mazzo di chiavi di riserva pronto nella casseta della posta. Chiuso il portone, si appoggiò allo stipite. Il vu

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