Radio Taxi 24

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Radio Taxi 24

Sofia sentì la pressione salirle allo stomaco mentre fissava le pagine del libro sotto la luce della sua lampada da scrivania. L’indomani, alle otto precise, sarebbe cominciato l’esame di chirurgia generale, il più temuto del suo percorso di medicina all’Università Statale di Milano. Dopo mesi di studio estenuante, tutto si sarebbe deciso in quelle poche ore. Doveva essere lucida, concentrata, riposata. Il suo appartamentino in zona Porta Venezia era immerso nel silenzio tipico delle notti precedenti una sfida importante.

Poco dopo l’una di notte, il suono stridulo del telefono la strappò da un sonno leggero e inquieto. L’ospedale Fatebenefratelli. Sua nonna Elisa, ricoverata per una polmonite, aveva sviluppato una crisi respiratoria acuta, le diceva una voce professionale ma preoccupata. Sofia si vestì alla meno peggio, il cuore in gola. Di mezzo pubblico a quell’ora non ne sentiva nemmeno parlare. Freneticamente, aprì l’app sul cellulare e chiamò il Radio Taxi 24. In meno di dieci minuti, una Mercedes grigia fiammeggiante arrivò sotto casa. L’autista, un uomo sulla cinquantina con un’espressione calma, annuì compresa *”Ospedale Fatebenefratelli, subito?”*. La corsa attraverso le deserte strade milanesi avvolte nella solita foschia fu rapida e silenziosa. Sofia riuscì ad arrivare in tempo per incoraggiare la nonna prima che fosse trasferita in terapia intensiva.

Alle sei del mattino, dopo una notte trascorsa su una scomoda sedia di plastica in corridoio, Sofia era esausta ma sollevata: la nonna era stabile. Una nuova ondata di panico, però, la travolse. E l’esame? Le otto erano vicinissime! L’ospedale Centrale era quasi all’opposto della città rispetto all’università. Usò di nuovo l’app di Radio Taxi 24: *”Posizione: Fatebenefratelli. Destinazione: Statale, Via Festa del Perdono. Massima urgenza! Esame alle otto!”*. La segnalazione riportava una possibile attesa di 15 minuti – un’eternità. Tre minuti dopo, però, un nuovo taxi si fermava davanti all’ingresso pronto soccorso. *”Pronto, salga! La Galleria chiusa per incidente, troveremo una scorciatoia”*, disse la giovane autrice con sicurezza.

Attraversarono Milano come un fulmine. Parziali vie preferenziali,sixsharp corsie laterali aperte dal passo esperto dell’autista che accelerò ogni volta che il traffico lo permetteva. Sofia aggrappata al sedile, controllava l’orologio: 7:45… 7:52… ogni semaforo un nemico. Alle 7:58, con un’ultima e ardita manovra, la macchina si fermò con uno stridore davanti alla maestosa Università Statale. Sofia balzò fuori, buttando qualche banconota all’autrice che gridò *”In bocca al lupo, dottore!”*. Scattò come una saetta lungo i porticati mastodontici.

Sophia attraversò la soglia dell’aula seminario alle 8:02, pallida, spcm di note che alla sua giacca, il respiro accelerato, ma presente. Il professore la scrutò da sopra gli occhiali, poi fece un cenno impercettibile con la testa. Si sedette al posto libero, l

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