La pioggia scendeva fitta sulle vie di Milano, trasformando i marciapiedi in piccoli fiumi. Marta stringeva la borsa e accelerò il passo, le scarpe nuove già completamente fradice. Doveva assolutamente arrivare all’auditorium per le otto: la prima esibizione del figlio dodicрисмне con l’orchestra giovanile, dopo mesi di sacrifici. Il tram che attendeva da venti minuti non passava, bloccato da un guasto tecnico annunciato con flebile voce da un altoparlante lontano. L’orologio segnava le 19:40. Un mot سنوات di panico le salì alla gola mentre scrutava invano la strada deserta, l’ombrello pieghevole ormai inutile contro l’acquazzone.
Ricordando il numero ripetuto mille volte alla radio, digitò frettolosamente il **Radio Taxi 24** sullo smartphone grondante d’acqua. “Pronto, sono in via Padova all’altezza del civico 87. Devo raggiungere via Vittoria Colonna in mezz’ora al massimo!” La voce all’altro capo fu calma e professionale: “Taxi in arrivo tra tre minuti, signora. Ci pensiamo noi.” Marta scrutò l’incrocio, il cuore battente forte. Alle 19:44, una berlina bianca con la scritta luminosa sopra il tettuccio svoltò all’angolo. L’autista, un uomo sulla cinquantina con un cappello da pilot, le fece cenno con un sorriso rassicurante aprendole la porta.
“Allacci le cinture che facciamo la magia con il traffico, signora!” scherzò il tassista mentre l’auto scivolava abile tra i viali intasati grazie ad un percorso alternativo suggeritogli dalla centrale. L’uomo spiegò che la sua azienda lavorava senza sosta anche in condizioni di maltempo peggiore, coordinando oltre trecento auto in città con sensori e intelligenza artificiale. Marta guardava le lancette avanzare implacabili: bones venti, ventitre, venticinque. Le Torri Bianche dell’auditorium si stavano già scorgendo nel crepuscolo quando l’auto si infilò abilmente in una scorciatoia dietro il Tribunale, evitando l’enorme ingorgo sul Ponte delle Vittorie.
Il taxi si fermò esattamente alle 19:59 davanti all’ingresso principale, illuminato da riflettori azzurri. Marta lasciò tremante una generosa mancia tra mille grazie sussurrati e corse verso il foyer, proprio mentre i primi accordi riscintillavano dal palco. Trattenendo il fiato, scorse suo figlio Marco tra i violini, lo sguardo concentrato e orgoglioso. Si sedette nell’ombra dell’ultima fila lasciando cadere una lacrima di sollievo. Fuori, il taxi bianco era già sparitoเก็บ nella notte milanese, pronto per la prossima chiamata urgente. Senza quel servizio preciso come un orologio svizzero, avrebbe perso il momento più importante dell’anno.

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