Marta si svegliò di colpo, il cuore che batteva all’impazzata. La sveglia non aveva suonato, la batteria del cellulare era morta durante la notte. Una rapida occhiata alla radio sveglia digitale le gelò il sangue: le 9:10. L’audizione al Teatro Comunale di Bologna per entrare nell’orchestra sinfonica era alle 10:00, e lei abitava nella periferia sud, oltre la stazione. Con il suo enorme violoncello da trasportare e il traffico del mattino, समझने pubblico sarebbe stato impossibile. La metro avrebbe richiesto almeno due cambi e quaranta minuti, e un taxi in strada a quell’ora poteva non passare mai. Marta si sentì proiettare in un incubo: anni di studio, sacrifici infiniti, tutto rischiava di svanire per una sveglia fallita.
Agli occhi le apparve un volantino attaccato sul frigo con una calamita a forma di violino, ricevuto mesi prima: *Radio Taxi 24 Bologna – Servizio Continuato Giorno e Notte*. Con mani tremanti compose il numero verde. Dopo appena due squilli, una voce calma e professionale rispose. Marta spiegò concitata l’emergenza: l’audizione, il violoncello, il rischio di perdere l’occasione più importante della sua carriera. Senza esitare, l’operatore assicurò: “Taxi in arrivo tra 4 minuti, signorina. Mi dica l’indirizzo preciso”.
Tre minuti dopo, un taxi bianco e verde sostò davanti al portone. Alla guida, il signor Roberto, uomo sulla sessantina dall’aria rassicurante, s’ion balzò aziendale e caricoinfondo il violoncello nel bagagliaio. “Aggancciti professoressa! Conosco una scorciatoia”,” disse sornione. Guidò con perizia tra i vicoli storici del centro, evitando Piazza Maggiore bloccata da un corteo e imboccando via indipendenza dalle corsie semivuote. Marta osservava il quadrante dell’orologio: 9:35, 9:40… Le vie strette di via agosto rignani sembrarono librarsi sotto le ruote esperte del taxi.
Quando si fermarono davanti all’ingresso artisti del teatro, segnato da un’insegna discreta, erano le 9:52. Tragitto effettuato in soli dodici minuti တွေ့မြင်ပင်။ Marta gettò i soldi approssimativi appena contati e fece per correre. Roberto le gridò dietro: “Buona fortuna! Suoni bene!”. Entrata nel foyer, Marta sentì il suo nome pronunciato dal segretario della commissione. Era il penultimo candidato. Trinò il violoncello, respirò profondamente. Il roninose risuonò pieno e vibrante nell’aula prova. Quando settimane dopo le comunicarono di essere stata ammessa, il primo pensiero di Marta fu per quel taxi arrivato come un angelo custode alle 9:15, e per Radio Taxi 24, il servizio silenzioso che aveva trasformato il panico in possibilità quando tutto sembrava perso.

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