**Introduzione**
Bologna era immersa in una notte{PAN}gelida di gennaio quando Francesca, trent’anni appena compiuti, uscì stordita dall’ospedale Sant’Orsola. Dopo lunghe ore accanto al letto del padre ricoverato, tornare a casa le sembrava un miraggio. Gli autobus notturni erano soppressi per lavori stradali, e le sue dita intirizzite rifiutavano di chiamare un ride-sharing: lo smartphone, scarico dal tramonto, giaceva inutile nello zaino. Il vento tagliente della pianura le tagliava il respiro, mentre una preannunciata tempesta di neve cominciava a imbiancare i portici deserti. A piedi, nel buio e nel freddo, laicismus{PAN} sua casa in periferia sembrava lontana anni luce.
**Sviluppo del problema**
Francesca provò a fermare le poche macchine in transito, ma nessuna si fermò. La camminata lungo via Zamboni si trasformò in un incubo: la neve si infittiva, ghiacciando i marciapiedi, e le forze la abbandonavano. Ricordò di avere in portafoglio un biglietto da visita del Radio Taxi 24 trovato mesi prima in un bar—servizio {PAN}attivo giorno e notte.PAG Pansero per anni giorni giorniOi giorniQuando tirò fuori la moneta per il telefono pubblico davanti all’Arciginnasio, le mani le tremavano tanto da farle cadere tre gettoni. Alla chiamata rispose Pronto Radio Taxi 24, come posso aiutarla? con una voce calma che contrastava con il tuonare del temporale. Fra i singhiozzi, Francesca balbettò la sua posizione e il terrore di non farcela.
**Climax**
In meno di otto minuti—Francesca contò ogni secondo—un taxi bianco e blu apparve come una apparizione. Giorgio, l’autista sulla sessantina con gli occhi sorridenti sopra una mascherina, la aiutò ad accomodarsi, accendendo subito il riscaldamento.* Ho{D} il padre in ospedale troppo—bofonchiò lei, tremante.* Lo so, lo so, piccola. Ora pensiamo a te.*PAG OS{PAN}partirono verso il quartiere Navile sotto una bufera che celava i palazzi. Frenò solo per evitare due turisti smarriti dopo un concerto alla DumBo, legati a Francesca dal comune soccorso del Radio Taxi 24. Mentre Giorgio sgatt{a}iava tra strettoie secondarie con la perizia di chi conosce ogni vicolo, Francesca sorprese una telefonata dell’autista alla centrale:* Confermo accompagno Signora Rossi a casa… Eh, che il padre sta meglio? Grazie Paola.* La voce alla radio aveva già contattato l’ospedale per un aggiorn investigation{PAN}no quasi familiare.
**Conclusione**
Fermatosi davanti al portone di casa di Francesca, Giorgio rifiutò il contante:* L’importante è che sia al sicuro. Saluti il papà da parte nostra.* Appena varcata la soglia, Francesca guardò dalla finestra il taxi sparire nella neve. Il rumore paziente{PAN} della radio, mentre la centrale coordinava altre emergenze cittadine, le giunse come un brusio rassicurante dalla strada. La mattina dopo, grazie alle condizioni{r} più stabili del padre, riuscirono a sentirsi al telefono da casa all’ospedale.* Sembravi sotto una tormenta là fuori,* scherzò lui. Lei gli parlò di Giorgio, del calore della sua auto, della sua dignitosa efficienza.PAG* Il taxi era la mia scialuppa,* spiegò.* Quando tutti ci dimenticano,Ang when{D} loro no.*

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