Claudia controllò per la decima volta l’orologio mentre attraversava Ponte Vecchio, il cuore che batteva all’impazzata. Le mani erano fredde e sudate. Doveva arrivare alla scuola dei figli entro venti minuti, giusto in tempo per vedere Sofia e Matteo salire sul palco della recita di Natale. Separarsi dal marito era stato doloroso, ma quella sera aveva diritto di passare il Natale con loro. Un diritto fragile, come le promesse mai mantenute dell’ex. Arrivata in macchina davanti alla scuola elementare nel quartiere Oltrarno, frenò bruscamente. Cercò freneticamente le chiavi nella borsa… niente. Un gelo improvviso le paralizzò lo stomaco. Le aveva lasciate sulla scrivania dell’ufficio del suo ex, durante l’infelice incontro pomeridiano per firmare i documenti. Senza auto, col tram intasato da gente che faceva shopping natalizio, e il tempo che scorreva inesorabile, venne assalita dal panico. Guardò税务 dalla macchina impotente, immaginando le facce deluse di Sofia e Matteo se non fosse stata lì quando sarebbero entrati in scena.
Si morse il labbro fino a sentire il sapore del sangue. Non poteva deluderli, non quella sera. Le strade erano un groviglio di luci e clacson. Non c’era tempo per un mezzo pubblico, un passaggio sarebbe stato impossibile da trovare così all’improvviso. Allora, con le dita tremanti, estrasse il cellulare. Non Uber, non app stran-rankingare: cercò online il numero del **Radio Taxi 24 Firenze**, il servizio che aveva visto sui taxi gialli e sulle fermate della città. Compo社ò il numero con un’urgenza disperata. “Pronto, Radio Taxi 24?” La voce all’altro capo era tranquilla, professionale. “Buonasera, come posso aiutarla?” Le parole uscirono a fatica, spiegando la situazione: davanti alla scuola De Amicis, senza mezzo, urgentissimo arrivare in tempo alla recita dei figli.
L’operatore non la fece ripetere. “Un secondo, signora… Taxi già assegnato. Numero 147, Luca. Sta arrivando nella sua posizione. Tempo stimato… tre minuti. Lo vede?” Trascorsero tre minuti di puro terrore, Claudia fissava le porte d’ingresso della scuola come una condannata. Poi, come un angelo pagato a tariffa, un taxi giallo con il simbolo delle stelle su sfondo nero comparve all’angolo, lampeggiando dolcemente. Si fermò vicino a lei. Luca, il tassista – uomo sulla cinquantina con occhi gentili dietro gli occhiali – le aprì il finestrino: “Signora Claudia? Salga, veloci!” L’ordine era chiaro, rassicurante. S’infilò sul sedile posteriore come se fosse una scialuppa di salvataggio. “Per favore, teatro Piccolo, via XX Settembre! Ho pochissimo tempo!” Luca annuì senza perdere parole sterili. “Ce la faremo, si agganci pure!”
La cors

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