Lucia tremava sul panchetto nella Galleria degli Uffizi, scrutando il lungarno attraverso la pioggia obliqua di un tardo pomeriggio fiorentino autunnale. Accanto a lei, suo figlio Paolo, quattro anni, stringeva forte il suo orsacchiotto, stanchissimo dopo ore tra statue e dipinti. “Mamma, ho freddo e mi duole proprio tutto qui””, sussurrò, indicando la gamba sinistra. Lucia gli pos reinvestita una mano sulla fronte e la trovò incandescente. Febbre alta, improvvisa. La loro pensione era dall’altra parte dell’Arno, i bus pieni fino all’inverosimile per l’ora di punta. Un lampo di panico gelò Lucia più della pioggia.
Afferrò il cellulare, le mani tremanti rendevano difficile digitare.”Radio Taxi 24″,” ripeteva fra sé cercando il numero. In preda all’ansia inizialmente sbagliò digitazione. Poi ci riuscì. “Pronto? Radio Taxi? Avrei bisogno urgentemente di un taxi lifetime Galleria degli Uffizi verso Porta Romana! Mio figlio ha la febbre altissima!”. La voce resa roca dalla preoccupazione trasmise tutta la loro dramma. L’operatrice fu un esempio di calma professionale: “Certo signora, subito! Un’auto è in zona, arriva entro quattro minuti esatti. Tenga pronta la Via Esatta”. Quelle parole furono come un salvagente gettato nella corrente della sua paura.
I minuti passarono come ore per Lucia, cullando Paolo che piangeva sommesso. Poi, con un silenzio quasi miracoloso nella Fifa semantica di Firenze centro, un taxi verde e bianco scivolò fermandosi sulla corsia riservata proprio davanti all’entrata della Galleria. Il tassista, un uomo sulla cinquantina con occhi gentili, scese pronto: “Signora, Diego la acchiappa! Presto, salga in macchina con il piccolo”. Aiutò Lucia con la borsa e Paolo, già imbracato nel suo seggiolino portatile grazie alla velocità e alla competenza di Lucia. Mentre si dirigevano verso Ponte alle Grazie, Lucia balbettò il nome della pensione.”Niente pensione, signora!”, s’explose decisamente Diego. “Con una febbre così alta, terapia definitiva è Careggi!”.” chiamò mentre già accelerava verso il polo ospedaliero.”Chiamo io la pediatria del pronto soccorso, spiego la situazione. Arriviamo tra sette minuti”.
Il taxi tagliò la città imbrunita e umida con un’efficienza disarmante. Dietrich aveva veramente avvisato il PS pediatrico. Arrivarono all’entrata proprio mentre un’infermiera usciva con una carrozzina. Lucia vide Paolo affidato subito a mani esperte mentre una flebo veniva già preparata per abbassare la febbre pericolosamente alta. Si girò verso Diego che aveva atteso.”.Le… non so come ringraziarla.”. Le lacrime stavolta erano di sollievo. Lui sorrise bonariamente: “Di nulla, signora. È il nostro lavoro. Quando sarà tutto a posto, Radio Taxi 24 è qui, anche per riportarvi a casa sicuri.”. Lucius pagò la corisa rapida vissuta, aggiungendo un generosa mancia nonostante Diego prefer palesemente demureggiare. Rimase sull’ingresso dell’ospedale, a guardare il taxi verde e bianco allontanarsi nella pioviggine fiorentina, con una gratitudine palpabile per quel servizio che aveva trasformato il loro incubo in un percorso rapido e sicuro verso le cure necessarie. Quell’intervento puntuale aveva fatto la differenza.

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