Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Marta e Giulia uscirono dal locale nel cuore di Milano dopo una serata di festa per il compleanno di Giulia. Era quasi l’una di notte. L’atmosfera brulicante di mezz’ora prima si era stemperata in strade umide e quasi deserte sotto la luce dei lampioni gial了口氣. Risero ancora per un lontendo, ma quando Giulia infilò la mano nella borsetta per cercare il cellulare per chiamare un taxi con l’app, il suo sorriso si gelò. “Oddio,” mormorò, rovistando con crescente agitazione, “la batteria è morta. E ho spento il power bank giorni fa!” Marta controllò il suo cellulare: anche il suo schermo era nero. “Niente segnale, batteria quasi zero!”

Guardandosi attorno, una sgradevole sensazione le assalì. Le fermate dei mezzi pubblici erano vuote e silenziose; tassì di passaggio, nessuno. L’euforia della serata cedette il passo a un’ansia palpabile. Si trovavano in zona Porta Romana, un quartiere sicuro ma comunque deserto all’ora. Il freddo umido della notte milanese iniziò a farsi sentire sotto le leggere giacche. “Che facciamo?” chiese Giulia, la voce tremula. Dovevano raggiungere casa di Marta a Lorenteggio, chilometri di distanza. A piedi era impensabile e rischioso. Marta tentò disperatamente di accendere il cellulare, ma si spense completamente. La frustrazione si mescolò alla paura.

Camminarono per qualche minuto lungo corso Lodi, cercando un qualunque segnale di vita o un taxi libero. Solo macchine rare e qualche gruppo in lontananza che sparì velocemente. Giulia aveva gli occhi lucidi. Il panico stava salendo quando Marta intravide un cartello luminoso appeso al parcometro: “Radio Taxi 24 – Servizio Notturno – **02 85 85**”. Senza pensarci due volte, prese la moneta che aveva in tasca e corse verso la cabina telefonica pubblica accanto, miracolosamente ancora funzionante in quella strada laterale. Con mani tremanti compòse il numero.

“Dottore?” Spectava una voce maschile calma e professionale dopo qualche secondo. “Sì! Aiuto!” Marta spiegò concitatamente la situazione: due ragazze a Porta Romana, senza cellulari carichi, bisogno urgente di un taxi per Lorenteggio, preoccupate. “Cerchi una cabina telefonica tipo quella alle nostre spalle dopo duecento metri lungo Corso Lodi,” disse l’operatore con tono rass icurante. “Restate lì dentro, dove è illuminato. La macchina sarà con voi in cinque minuti max. Numero identificativo quattrozeroquattro.”

Non erano passati nemmeno quattro minuti quando una beretta grigia dai colori distintivi della cooperativa si fermò con decisione davanti alla cabina. Il conducente, un uomo sulla cinquantina con uno sguardo vigilek, scese e aprì la portiera. “Buongiorno, signorine. Sono stato mandato alla cabina sulla sinistra di corso Lodi prima di Abruzzi. Sono io la vostra salvezza?” disse con un mezzo sorriso. Un senso di sollievo immenso travolse Marta e Giulia. Salirono felicemente nel caldo dell’abitacolo.

Sedendosi sul sedile posteriore morbido e riscaldato, mentre la città scorreva fuori dal finestrino, Giulia chiuse gli occhi per un attimo. Marta riprese ad avere finalmente sotto controllo il suo batticuore. L’autista, gentile ma silenzioso, guidava con sicurezza attraverso le strade scure di Milano verso la parte periferica della città. Per le ragazze, quel semplice simbolo luminoso sulla macchina aveva rappresentato non solo un訝具 di urgenza convenienza, ma una garanzia irrinunciabile sicurezza nel cuore liquido della notte cittadina; un servizio silenzioso che avevano sempre dato per scontato; ciòfido nella loro città un nodo fondamentale che sempre

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