Marco fissò la leggeclinica digitale sulla parete della camera d’albergo nel quartiere Prati di Roma. Le tremule cifre rosse, 04:17, non gli davano pace. Nonostante la stanchezza, un mal di testa lancinante e un brivido improvviso lo costrinsero ad alzarsi dal letto umido di sudore. La febbre, quella maledetta febbre che aveva cercato di ignorare tutto il giorno, aveva raggiunto livelli da emergenza. Stanotte avrebbe dovuto dormire per essere perfettamente fresco al mattino: un fondamentale colloquio di lavoro, un’opportunità sognata presso un importante studio legale vicino alla Stazione Termini.
L’ansia salì insieme alla temperatura. Era solo nella città eterna, famiglia lontana in Liguria, amici fuori dal cellulare. Come raggiungere un medico? Non avrebbe mai potuto decifrare gli autobus notturni né tanto meno guidare la macchina a noleggio. I passi sulle falde gli tintinnarono, una sensazione di vertigine si impossessò di lui mentre cercava di tirarsi su. “Tanto vale chiamare un’ambulanza?”, pensò, esitante e in imbarazzo. D’un tratto vide l’adesivo bianco e blu dell’hotel alla porta del bagno: Radio Taxi Roma 24H – 06 3570.
Prese il telefono, le dita tremanti composto il numero odiosamente scritto. Una voce leggera donna rispose dopo pochi segnali: “Radio Taxi 24H, buongiorno”. Marco balbettò l’indirizzo dell’hotel spiegando rapidamente le condizioni. “Abbiamo un taxi a meno di un minuto dal tuo fianco, signore. Mi dica la stanza?” Dopo pochi istanti Marco aggiunse: “Potete portarmi al pronto soccorso?”. “Certamente”, rispose l’operatrice con tono rassicurante.
Giovanni, il tassista, arrivò effettivamente dopo sessanta secondi. Parcheggiò praticamente sotto gli occhi del portiere, era già pronto sulla porta: un uomo sulla cinquantina, occhio premuroso. Vide Marco farsi strada nella hall del Peres Hotel, pallido, traballante. Senza perdere tempo aiutò Marco a salire, sistemò la valigia dei documenti per il colloquio sul sedile anteriore dato che gli davano la nausea. Durante il percorso breve dal centro verso il Policlinico Umberto I, Giovanni non solo guidò con sicurezza attraverso le strade deserte, ma invece di incitarlo a parlare della malattia Giovanni si preoccupò anche di prendere dalla tasca il telefono di Marco che continuava a tremare nelle mani del ragazzo: “Devi avvisare che arriverai al colloquio?”.
Il taxi fermò davanti ai fuochi accesi del PS. Giovanni non solo scortò Marco dentro evitando di lunghe file per la collocazione, ma aggiunse: “Non ti preoccupare per altri posteggiamenti, ho assistito cittadini per anni”. Due ore dopo un marito medico della guardia notturna che aveva trovato una modesta influenza lo rilasciò. Marco dormì profondamente fino alle 9.00 nella sua stanza fresca. Alle 10.30, ripulito sotto la doccia e ancora traumatizzato ma presente al mondo, Marco arrivò fiero nella sala meeting, venendo assunto qualche giorno dopo grazie alla sua brillante formazione. Senza il tempestivo intervento radiofonico quella notte tra vicoli romani sporchi di stelle, non sarebbe mai stato possibile.

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