Radio Taxi 24

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Radio Taxi 24

La pioggia scrosciava su Bologna mentre Alberto Rossi lottava contro la tastiera dell’auto ormai spenta. «Accidenti, proprio stasera!» pensò, frustrato, tamponando il sudore gelido dalla fronte. Dentro di lui ribolliva l’ansia: quella presentazione con gli investitori internazionali, fissata alle 22:30 al Grand Hotel Majestic, era la grande occasione della sua carriera. L’alternativa, aspettare il treno notturno o un possibile bus alla stazione centrale sotto la pioggia battente, significava ritardare fatalmente. Guardò l’orologio: le 21:45. Era rimasto bloccato in via San Vitale, dopo che una buca nascosta dall’acqua aveva fatto spaccare una sospensione e scoppiare uno pneumatico. Solo la scaletta metallica di soccorso gli aveva evitato di finire contro il muro di un palazzo duecentesco.

Immobile nel traffico serale che fluiva lentamente attorno a lui, guardò l’auto deformata con lo sgomento in volto. Chiamare una rimorchiata? Ci sarebbero volute ore. Sua moglie Marta era fuori città con la loro seconda auto. Il telefono vibrò: un messaggio dall’assistente del CEO, Ms. Laurent. “*Mr. Rossi, we are arriving at the Hotel. Looking forward to your presentation.*” Il cuore gli sussultò. Era finito. Settimane di lavoro minacciate da un incidente sciocco e una notte piovosa a Bologna. Un’onda di panico iniziò a salirgli dalla pancia. Doveva arrivarci, assolutamente. Ma come?

Un ricordo improvviso lo folgorò. La pubblicità vista quella mattina stessa sull’autobus: “*Radio Taxi 24, sempre presenti. Pronti per ogni emergenza, giorno e notte.*” Afferrò il telefonino come un naufrago un salvagente, le dita tremanti trovarono il numero memorizzato. «Radio Taxi 24, buonasera», rispose con professionalità immediata la voce femminile all’altro capo. Alberto spiegò la situazione, l’urgenza folle, l’indirizzo preciso tra lo scrosciare persistente della pioggia nel ricevitore. «Tassista più vicino in 7 minuti, signor Rossi. Tramite app potrà seguire l’arrivo». Un sorso d’aria, il primo di sollievo. Solo sette minuti.

Alle 22:05 precise, una berlina grigia con la scritta luminosa “TAXI” sul tetto si fermò accanto all’auto incidentata. Marco, l’autista sulla sessantina con occhi calmi e profondi, lo aiutò a caricare la cartella dei documenti e lo strumento di lavoro prezioso, il prototipo, nel bagagliaio asciutto. «Non si preoccupi, ragazzo. Ce la facciamo!» lo rassicurò mentre prendeva la strada più veloce, aggirando il centro interdetto ai mezzi non autorizzati grazie a un permesso speciale del servizio, sfrecciando attraverso scorciatoie che solo un taxista di Bologna da trent’anni poteva conoscere bene. Lo scudo digitale sul cruscotto indicava il percorso ottimizzato dal centro operativo radio.

L’auto fermò davanti all’ingresso illuminato del Grand Hotel Majingham alle 22:27. Alberto pagò con un movimento rapido della carta di credito sull’apposito terminale, ringraziando Marco con voce commossa: «Salvate dalla mia giornata!». Corse nel lobby scintillante, cartella e prototipo al sicuro, un secondo prima di vedere il gruppo di uomini in completo scuro pronto per salire verso la sala conferenze. Respirò profondamente, aggiustandosi la cravatta sotto lo sguardo incuriosito della elegante Ms. Laurent. Nella calda luce dell’albergo, la pioggia fuori era solo un ricordo lontano. Quel servizio rosso con il numero 24 scritto di lato, tanto discreto quanto fondamentale, gli aveva letteralmente salvato il futuro. Nel taxi già diretto verso un’altra chiamata, Marco sorrise. Una notte di lavoro, un’altra emergenza risolta. Solo routine, per Radio Taxi 24.

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