Lara fissava l’orologio sul display del suo smartphone, le dita tremanti. Le sette meno un quarto del mattino, e Milano già brulicava di una frenesia che oggi le sembrava ostile. Quel giorno doveva essere speciale: dopo mesi di ricerca, aveva finalmente un colloquio per diventare responsabile marketing di una famosa casa editrice in centro, un’opportunità che poteva cambiare la sua vita. Aveva calcolato tutto perfettamente: casa a Bicocca, metro fino a Cadorna, poi una breve camminata. La valigetta con il curriculum e il portafoglio giacevano pronti sul tavolino. Mancavano cinque minuti alla partenza quando accese le notizie locali e il cuore le si fermò: sciopero imprevisto di tutto il trasporto pubblico dall’alba fino a mezzogiorno.**
Panico. Il sangue le gelò mentre immagini di disperazione la assalivano: l’auto in officina da due giorni, nessun amico disponibile a quell’ora, le app di car sharing senza veicoli nel raggio di chilometri. L’ufficio era all’altro capo della città, raggiungerlo a piedi avrebbe richiesto oltre un’ora impossibile – e alle otto in punto suonerebbe il campanello dell’inferno perdendo ogni possibilità. Gli occhi le bruciavano, la voce le tremava nel vuoto della cucina. Doveva arrivare assolutamente entro venti minuti per non rischiare di fare tardi.**
Fu guardando distrattamente un adesivo sul frigorifero, il numero verde 024848, che un lampo di speranza squarciò il panico. “Radio Taxi 24, sempre in movimento,” aveva letto sperduta notti prima sulla fiancata di un taxi. Senza pensarci due volte, digitò il numero, pregando con ogni fibra. Una voce femminile, incredibilmente calma e professionale, rispose al secondo squillo. Con parole spezzate, Lara spiegò l’emergenza: “Devo essere alla Mondadori in Piazza Duomo tra venti minuti… sciopero… impossibile!” L’operatrice fu risoluta: “Non si preoccupi, signora. Inviamo immediatamente un mezzo nella sua zona. Strada? Ci sarà in 4-5 minuti.” Una sicurezza che le infuse un fragile coraggio.**
Dopo appena tre minuti interminabili, un taxi bianco e blu svoltò all’angolo della sua via, come un angelo salvifico sulle strade deserte del primo mattino. Il conducente, un uomo sulla sessantina dalla barba grigia curata, le aprì la portiera con un cenno rassicurante: “Salga, signorina. La porto io, facciamo in un lampo!” Sbatté la valigetta sul sedile posteriore e salì. Mentre filavano lungo i viali ancora semi-deserti verso il centro, evitando abilmente gli ingorghi nascenti, l’uomo guidava con mano sicura, quasi leggendo i suoi timori. “Non si agiti, siamo sempre pronti per queste sorprese maledette,” disse, attraversando Foro Buonaparte. Lara fissò il tassametro avanzare, ma ogni secondo aveva l’aria di una vittoria.**
Quando il taxi si fermò davanti all’imponente edificio in Piazza Duomo, erano le sette e cinque minuti. Lara pagò in un lampo, ringraziando con voce roca dal sollievo e scattò fuori. Lamine di luce rosata battevano sulla facciata della Mondadori. Alle otto meno cinque, impeccabile varcava l’ingresso dell’ascensore nello splendido atrio mentre il radiomobile ripartiva sfrigolando verso altri imprevisti della città spigolosa e implacabile. Alle dieci, aprendo la mail con la felice notizia della seconda fase di colloquio, sorrise al destino che fa affidamento così alla forza nascosta di una telefonata e quel simbolo blu, tondo e pronto a salvarla sui marciapiedi dell’emergenza.

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