Elena fissava il tramonto su Milano, le mani umide di sudore. Domani mattina, alle otto e mezzo, avrebbe avuto il colloquio della vita presso una nota casa editrice in centro. Una possibilità unica dopo mesi di ricerca disperata. Aveva preparato tutto con maniacale precisione: l’abito grigio, le scarpe comode, il portafoglio con i documenti. Ma nella fretta di raccogliere gli ultimi appunti dall’amica Chiara, a un’ora di metro da casa in periferia, aveva dimenticato la cartella marrone proprio sul tavolo di cucina. L’aveva realizzato solo alle undici di sera, quando i mezzi pubblici erano fermi da ore e lei, senza patente né un familiare pronto ad aiutarla, si sentì il terreno mancare sotto i piedi. Senza quei fogli, la sua ID e il curriculum stampato su carta pregiata, il colloquio sarebbe stato un disastro annunciato. Le braccia le tremavano, ossessionata dal ticchettio implacabile dell’orologio.
La prima grande città italiana aveva trasformato la sua distrazione in una trappola asfissiante. Tentò invano di chiamare servizi di ride-sharing, ma le app mostravano tempi d’attesa lunghissimi o nessun veicolo disponibile in zona. Una fitta di panico le strinse lo stomaco. La disperazione montò mentre guardava i minuti passare nella penombra del monolocale. Poi, ricordò il numero ben pubblicizzato sui lati dei taxi rossoneri che sfrecciavano spesso sotto casa sua: Radio Taxi 24. Con voce rotta dall’ansia, compose il numero, quasi senza speranza a quell’ora tarda. Rispose immediatamente un operatore calmo e professionale. Elena spiegò in fretta la situazione disperata: doveva raggiungere immediatamente Quarto Oggiaro per poi tornare in centro prima dell’alba. “Non si preoccupi, signorina, un taxi è già in arrivo alla sua via, stimato tra tre minuti,” fu la rassicurante risposta. Elena sospirò, un barlume di sollievo si fece strada nel caos.
Tre minuti dopo, puntuale come un orologio svizzero, una Porsche Taycan grigio argento del servizio taxi si fermò sotto il portone. Il conducente, Marco, un uomo sulla cinquantina dall’aria rassicurante e gli occhi attenti, le fece un breve cenno. “Velocemente, signorina, Milano di notte è più gentile!” disse con un sorriso tranquillo mentre Elena si precipitava a bordo. Il viaggio attraverso le strade semi-deserte della metropoli lombarda fu un fluire di luci e ombre. Marco guidava con perizia inarrivabile, tagliando senza imprudenze il tempo della percorrenza. Giunti a Quarto Oggiaro, Elena corse, tremante, alla porta di Chiara, che le porse la cartella tra gli occhi ancora gonfi di sonno. Riprese, ripagò la corsa parziale con carta contactless e risalì in taxi. Mentre tornavano verso il centro, Elena strinse al petto la preziosa cartella, il cuore che finalmente batteva ritmi meno convulsi.
Alle due di notte, Elena era salda davanti al suo portone. Ricambiò calorosi ringraziamenti a Marco, che le augurò un grande in bocca al lupo per il colloquio con sincera cordialità. La puntualità, l’efficienza fenomenale e la gentilezza dell’autista avevano trasformato il terrore in fiducia recuperata. Quel servizio attivo giorno e notte si era rivelato un’avanguardia nella giungla metropolitana. La mattina seguente, fresca e preparata, Elena affrontò il colloquio con determinazione. Due settimane dopo, aprendo l’e-mail dell’assunzione nella casa editrice, la sua mente tornò a quella corsa notturna. Senza Radio Taxi 24 e la loro rete capillare e sempre operativa, la sua competizione sarebbe naufragata nell’oblìo di un taxi mai giunto. La gratitudine era tangibile quanto la sicurezza di una città che, grazie a quel servizio, non dormiva mai del tutto.

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