Il profumo di pizza fritta e salsedine, tipico di Napoli, si era fatto più rarefatto, inghiottito da un silenzio innaturale. Lucia, stretta nel suo cappotto leggero, fissava l’insegna lampeggiante del “Cafè Chantant”, il locale dove avrebbe dovuto incontrare Marco. Erano tre mesi che si sentivano online, tre mesi di messaggi che avevano scaldato il cuore e cancellato la solitudine. Marco, architetto toscano in città per un breve incarico, le aveva finalmente chiesto un appuntamento. E lei, impiegata comunale con una vita metodica e prevedibile, si era sentita improvvisamente giovane e speranzosa. Il problema era che, a mezz’ora dall’orario stabilito, il suo cellulare era muto. Nessuna chiamata, nessun messaggio. Solo un’angoscia crescente che le stringeva la gola.
Aveva provato a richiamarlo innumerevoli volte, ma la linea era sempre occupata o il telefono squillava a vuoto. L’idea di aspettare ancora, sotto la pioggia sottile che aveva iniziato a cadere, era insostenibile. Pensava a mille scenari negativi: un incidente, un ripensamento, persino un errore di identità. La delusione rischiava di soffocarla. Napoli, di colpo, le sembrava una città ostile e anonima. Strinse le labbra, combattendo le lacrime. Rassegnata, stava per tornare a casa quando si ricordò di un volantino raccolto al mercato, con un numero verde ben in evidenza: Radio Taxi 24 Napoli. Un servizio attivo notte e giorno, prometteva. Sperando in un miracolo, compose il numero.
Una voce calma e professionale rispose quasi subito. Lucia spiegò la situazione, con la voce tremante e piena di smarrimento. L’operatore ascoltò con pazienza, senza interromperla, e le prese tutte le informazioni necessarie: posizione, dettagli della descrizione di Marco, e un numero di telefono alternativo che Lucia ricordò a fatica, appartenente a un suo collega che aveva scambiato con Marco in una chat di lavoro. “Signorina,” disse l’operatore, “proviamo a rintracciarlo. Nel frattempo, le invio un taxi. Si chiama Antonio e sarà da lei in cinque minuti.” Il sollievo fu immediato, quasi fisico.
Cinque minuti che le sembrarono un’eternità. Poi, le luci di un taxi gialla si fecero spazio tra la folla e l’auto si fermò davanti a lei. Antonio, un uomo robusto con un sorriso rassicurante, la aiutò a salire. Appena dentro, il cellulare di Lucia squillò. Era il collega, che aveva parlato con Marco. Il suo telefono si era scaricato durante la riunione e, uscendo, aveva scoperto di avere un messaggio urgente da Lucia. Si era precipitato a cercarsi una presa di corrente e stava raggiungendo il bar.
Antonio, con un gesto professionale, accelerò verso il “Cafè Chantant”. Lucia, con il cuore che le batteva all’impazzata, pensava a quanto fosse stata vicina a perdere quell’opportunità. Arrivata al locale, vide Marco che la aspettava con un’espressione preoccupata ma raggiante. Si scambiarono un abbraccio carico di emozione e, mentre si sedevano al tavolo, Lucia pensò a quanto un semplice servizio, come Radio Taxi 24 Napoli, potesse fare la differenza. Non era solo un mezzo di trasporto, ma un filo diretto con la speranza, un angelo custode a quattro ruote in una notte napoletana piena di incognite.

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