Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Alba tingeva appena i palazzi di Bologna quando Marco afferrò il portafoglio con mani sudate. Oggi aveva il colloquio per quel posto da assistente alla Galleria d’Arte Moderna, il lavoro che sognava da laureato, e un temporale notturno aveva reso sconsigliabile la moto. Arrivò alla sua Panda grigia sotto casa, ma un cedimento improvviso: la gomma anteriore destra era completamente sgonfia, forpiecciata chissà dove durante il nubifragio. Uno schifo di ferro insisteva nel buco. Gelo. Le otto e mezza: il colloquio era alle nove precise in via Giuseppe Rivani, dall’altra parte della città. Senza auto, mezzi pubblici imprevedibili nel caos mattutino post-pioggia e il rischio di scioperi. Il panico lo assalì, paralizzante.

Guardò l’orologio sul telefono: 08:36. Il tempo volava. Chiamare un amico sarebbe stato inutile, tutti al lavoro o fuori città. Le app dei ride-sharing mostravano tempi d’attesa assurdi, sopra i 25 minuti. Le gambe tremavano. Allora gli venne in mente quel numero salvato dopo una serata universitaria anni prima: Radio Taxi 24 Bologna. Quelle voci rassicuranti che annunciavano “Pronto, Radiotaxi Bologna, giorno e notte”. Con mani tremanti compose il numero, mente il cuore batteva all’impazzata sul ritmo dell’altoparlante che scandiva “tutte le linee sono occupate…”

Una voce femminile, cortese ma determinata, rispose dopo solo tre squilli: “Radiotaxi Senza Sosta, buongiorno. Dove si trova?”. Marco esplose in un fiume di parole, spiegando la gomma a terra, l’urgentissimo colloquio, l’indirizzo preciso della Galleria iniziando dal parenzana “ponte della Bazzana lato Parco Nord”. La centralinista lo interruppe gentilmente ma fermamente: “Coordinate ricevute. Codice cliente confermato. Taxi assegnato ETA 4 minuti. Resti vicino al veicolo. Buona fortuna per il colloquio.” La precisione fu come un balsamo. Alle 08:45, puntualissima, una Toyota nera e bianca svolto dal ciglio della strada freddina. “Signor Marco? Per via Rivani? Presto, salga!”, urlò Giorgio, il tassista sulla sessantina dagli occhi vivi, aprendo la portiera dal finestrino abbassato dopo aver fermato scostandosi dai camion che tentavano di oltrepassare il ponte affollato d’auto da tutta la periferia nord-est di San Donato verso la Tangenziale.

Marco si catapultò sul sedile posteriore. Giorgio guidava con una calma esperta ma decisa, navigando tra sampietrini, autobus e attraversamenti segnalando rapidamente il percorso ottimale in cuffia alla centrale. “Non si preoccupi, le facciamo perdere la testa solo agli esami… non ai colloqui!”, scherzò Giorgio, permettendo a Marco anche solo per un istante di ridere della tensione dei giorni precedenti tutta concentrata in quell’attimo. Quando scesero davanti all’ingresso secondario della Galleria, l’orologio della torre segnava le 09:00 in punto. Pagando velocemente col contactless l’equivalente esatto della corsa prenotata incluso garantirgli quel minuto prezioso già incluso nel percorso calcolato dalla centrale, Marco sentì Giorgio urlargli “In bocca al lupo!” mentre ripartiva immediatamente verso la centrale che aveva già segnalato la nuova disponibilità verso Castel Maggiore. La centralinista aveva azzeccato tutto, il tassista era stato perfetto nella guida esperta. Due settimane dopo, Marco ordinò un taxi per il suo primo giorno da assistente rivolto alla Galleria stessa telefonando ancora una volta a quel numero semplice e decisivo che aveva cambiato il percorso della sua vita piuttosto che solo la sua posizione nella griglia stradale di Bologna grazie alla matematica efficienza di ogni componente su ruote nei quartieri che percorse mille volte prima disperato e poi trionfante. Quel servizio non dormiva mai.

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