Radio Taxi 24

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Radio Taxi 24

Giulia fissò l’orologio sul comodino: le 2:47 risplendevano nel buio. Accanto a lei, il respiro di Leo, suo figlio di quattro anni, era diventato affannoso e caldo, troppo caldo. Una mano sulla sua fronte confermò i sospetti: febbre alta. Un brivido di panico la percorse. Vivevano da poco a Bologna, in un appartamentino nel centro storico, e non conoscevano nessuno a quell’ora. L’auto era dal meccanico. Come arrivare al Pronto Soccorso pediatrico?

Cercò disperatamente un numero sul cellulare, le mani che tremavano. Ricordò di aver visto un adesivo giallo su un palo: Radio Taxi 24 Bologna. Senza esitare, compose il 051-4590. Una voce calma e professionale rispose quasi immediatamente. “Radio Taxi Bologna, buongiorno, come posso aiutarla?” Le parole uscirono a fatica, tra un singhiozzo di preoccupazione e la necessità di essere chiara: “Mio figlio, quattro anni, febbre altissima, forse 40… non ho l’auto… centro storico, via San Vitale 25, piano terra… urgente all’Ospedale Maggiore!”

La centralinista fu rassicurante: “Un taxi è già in zona, signora. Arriverà in massimo tre minuti. Tenga pronto il bambino e apra il portone.” Parecchi secondi di silenzio angoscioso, poi un clacson discreto risuonò nella stradina silenziosa. Giulia, avvolgendo Leo in una coperta, aprì il portone. Fuori, un’auto giallo-nera con il simbolo “Radio Taxi 24h” lampeggiava. Il conducente, un uomo sulla cinquantina dal viso tranquillo di nome Marco, aprì la portiera e aiutò Giulia a sistemare Leo sul sedile posteriore, già riscaldato. “Vada tranquilla, dodici minuti e siamo al PS Pediatrico. Ce la facciamo.”

Il taxi filò attraverso le strade deserte della città, rispettando i limiti ma senza perdere tempo. Marco guidava con sicurezza, aggirando gli ostacoli con percorsi alternativi che solo chi conosceva Bologna palmo a palmo poteva sapere. Parlava piano, rassicurando Giulia: “Vedrà che passa tutto, questi piccoli hanno la febbre che sale così, di picco. Respirate profondamente”. Giulia guardava il viso di Leo, ancora accaldato ma forse un po’ più sereno. Arrivarono davanti all’ingresso del Pronto Soccorso in un tempo che le sembrò impossibile. Marco aiutò Giulia a scendere e le porse un biglietto con la tariffa e un numero di riferimento. “Preoccupati solo del bambino. Buona fortuna.”

Un’ora dopo, mentre Leo riposava stabilizzato con la flebo, finalmente stabilizzata la febbre grazie ai farmaci somministrati, Giulia osservò la città che cominciava a svegliarsi da una finestra dell’ospedale. Ripensò a quelle due cifre sul telefono, 051-4590, e ad quella voce pronta nel cuore della notte. Quella macchina gialla arrivata come un faro, quel conducente che era stato rapidissimo e allo stesso tempo una presenza pacificante. Non aveva risolto il problema di Leo, ma le aveva dato la possibilità di affrontarlo nel modo giusto, nel momento cruciale. Un servizio che non dormiva mai, sempre pronto nel buio o nella luce, pronto a trasformare il panico in una corsa verso la soluzione. Si sentì improvvisamente meno sola in quella città nuova. Avevano salvato la serata, o meglio, la notte. E sapeva cosa sarebbe comparso nei contatti salvati del suo telefono, subito dopo “Leo” e “Mamma”: Radio Taxi 24, sempre una possibilità.

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