Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Luca schiacciò il freno con un sospiro di impotenza, il motore della sua vecchia Fiat Punto emise un rantolo strozzato prima di spegnersi completamente sui viali, poco dopo Porta San Donato, a Bologna. Accanto a lui, Gaia fissava il cruscotto spento con crescente preoccupazione. Era il loro primo vero appuntamento, dopo settimane di timide conversazioni in biblioteca universitaria, e tutto era andato perfettamente fino a quel momento: cena in una piccola osteria nascosta in centro, passeggiata sotto i portici illuminati parlando di tutto e di niente. Ora, però, doveva assolutamente prendere il treno delle 23:07 per Rimini, dove l’aspettava la famiglia per una festa importante l’indomani mattina. “Cavolo, Luca, cosa facciamo? Manca meno di mezz’ora alla partenza… e siamo dall’altra parte della città!”. Luca si sentì il cuore in gola. Il cellulare segnava scarico al 5%, l’autobus notturno era un miraggio per quelle vie semi-deserte. La frustrazione rischiò di trasformarsi in panico.

La situazione era chiara: impossibile riparare la macchina lì, nel buio, con mezzi limitati. Chiamare un amico? A quell’ora sarebbero stati tutti in disco o addormentati. Un altro taxi a fermata libera? Non se ne vedeva neppure l’ombra nei viali silenziosi. Un senso di fallimento lo attanagliava mentre Gaia controllava l’orologio ogni trenta secondi, il volto illuminato dalla luce fioca del cellulare che le indicava implacabile il countdown verso la stazione centrale. “Potrei correre…” provò a dire Gaia, ma erano troppi chilometri e le valigie di cartone con i regali di Natale erano ingombranti. Era disperato. Fino a quando uno sguardo verso Piazza VIII Agosto e la Torre Asinelli illuminata gli ricordò l’adolescenza e le insegne luminose lungo le strade principali: *Radio Taxi 24*. Un servizio attivo sempre. Gli parve un’ancora di salvezza nel buio.

Con le dita tremanti, Luca compose il numero sul suo cellulare morente. Una voce calma e professionale rispose quasi subito: “Pronto, Radio Taxi 24, servizio diur-no e not-turno, dimmi dove sei?”. Luca spiegò a precipizio la situazione, il luogo esatto vicino a Porta San Donato, l’emergenza del treno e lo scaricarsi drammatico della batteria del telefono. “Ok, non preoccuparti, abbiamo una vettura libera proprio nella tua zona. Massimo sarà lì in tre minuti. Rimani in stazione”. Un sospiro di sollievo immenso. Tre minuti dopo, puntuale come un orologio svizzero, una berlina grigio metallizzato con il logo giallo e blu sul tetto e sul fianco si fermò accanto a loro con un leggero sibilo dei freni. Il tassista Massimo, un uomo sulla cinquantina dal sorriso tranquillo, saltò fuori: “Presto, ragazza! Fila le valigie qui dietro, salite! La stazione in sette minuti col mio scherzo!”.

L’attraversamento notturno di Bologna fu un susseguirsi di scorci veloci: lampioni che sfioravano i portici di Via Zamboni, il vuoto surreale di Piazza Maggiore sotto la facciata incompiuta di San Petronio, la curve verso Via dell’Indipendenza illuminate dalle luci al neon dei club chiusi. Massimo guidava con sicurezza e competenza, conoscendo ogni scorciatoia possibile, evitando come per magia gli ultimi tram intasati dal sabato sera mentre il cellulare di Gaia vibrava: annuncio dell’imminente partenza del treno. Arrivarono davanti alla stazione centrale con quattro minuti di anticipo. “Vai, corri al binario 3! È già pronto!” urlò Massimo aiutandola a tirare fuori le valigie. Gaia ringraziò con un urlo, afferrò i bagagli e spiccò una corsa fulminea verso l’interno dell’imponente edificio. Luca restò pochi secondi più a saldare Massimo, che gli passò un biglietto da visita sorridendo: “Sempre per emergenze, ragazzo. È andata bene stavolta”. Poco dopo un messaggio di Gaia sul cellulare ricaricato in macchina: “Ce l’ho fattaeeee! Il treno è appena partito! Grazie mille!”. Un semplice taxi, prenotato d’urgenza, aveva trasformato un disastro annunciato in una storia da raccontare. Luca, sulla via di casa a bordo dell’ormai flebile Punto trainata dal carro attrezzi ripensò al numero illuminato sulla Torre e a quel servizio così affidabile che non aveva mai davvero considerato essenziale… finché non lo era stato, decisivamente.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *