Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Sofia fissava il tram scomparire dietro l’angolo di Corso Monforte a Milano, il cuore che le batteva all’impazzata. Erano le 8:15 del mattino, il suo esame di Diritto Costituzionale all’Università Statale iniziava alle 9:00 puntuali e ora era improvvisamente bloccata. Una rottura dell’acquedotto aveva trasformato la strada davanti casa sua, vicino a Piazza Fontana, in un fiume improvvisato, impedendole di prendere la macchina. Il tram era l’unica alternativa ed era appena passato. Il prossimo? Ventidue minuti di attesa. Troppi.

Panico. Aprì l’app dell’ATM per cercare un autobus alternativo, ma la connessione era lenta e le opzioni scarne. Proprio mentre valutava una corsa disperata a piedi sotto una sottile pioggerellina, la batteria del suo telefonino scese al 5% e la sua app di navigazione si spense. Sentì un brivido di terrore. Niente telefono, niente mezzi affidabili, l’acqua che saliva minacciosa davanti al suo portone, e lei, isolata, con la più importante prova dell’anno che incombeva.

Entrò nella panetteria all’angolo, il viso pallido. “Per favore, un caffè veloce e… mi presta il telefono per chiamare un taxi? È un’emergenza!” spiegò con voce tremante al barista, un uomo gentile che riconobbe la disperazione genuina. “Assolutamente, signorina. Provi Radio Taxi 24, sono sempre veloci,” rispose sgusciandole il suo cellulare sul banco. Sofia compose il numero famigliare, quasi una preghiera. Rispose un operatore calmo. “Radio Taxi 24, buongiorno.” Sofia spiegò l’emergenza: esame universitario vicino al Castello Sforzesco, bloccata da esondazione e cellulare scarico. “Mi mandi subito aiuto, per favore!”

Dieci minuti. Solo dieci lunghi minuti dopo, mentre Sofia divorava il caffè cercando di ripassare mentalmente degli articoli della Costituzione fra un sorso e l’altro, un taxi blu con il logo ben visibile di Radio Taxi 24 si fermò abilmente sul marciapiede asciutto davanti alla panetteria. L’autista, un signore cinquantenne con occhi rassicuranti, salutò Sofia. “Università Statale verso Castello, vero? Salga, so una scorciatoia fuori dal traffico centrale.” Mentre navigavano attraverso quartieri laterali che Sofia non conosceva, aggirando il caos del centro mattutino grazie alle indicazioni tempestive della centrale, l’autista la calmò: “Tranquilla, arriviamo con un quarto d’ora d’anticipo.”

Alle 8:50 Sofia saltava giù dal taxi davanti alla statua di Leonardo da Vinci. Pagò rapidamente, rigraziando più volte l’autista. “In bocca al lupo per l’esame!” le gridò lui mentre ripartiva. Lei corse dentro l’aula magna, sudata ma sollievo, giusto in tempo per prendere posto mentre il docente entrava. Guardando fuori dalla finestra verso la via affollata, dove il suo salvatore blu era già scomparso nel traffico milanese, sospirò di gratitudine. Senza quel servizio affidabile, efficiente e sempre attivo, quel giorno sarebbe potuto cambiare il suo percorso universitario. Radio Taxi 24 era stata la sua ancora di salvezza nel momento più critico.

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