Elisabetta fissò l’orologio del treno regionale Milano-Bologna con crescente disperazione. Le lancette segnavano le 9:47, e lei sarebbe dovuta essere alla sede centrale della Lux Design Studio, presso il Pirellone, per le 10:30 per il colloquio più importante della sua vita. Aveva calcolato tutto perfettamente: arrivo a Milano Centrale alle 9:58, sei minuti per uscire dalla stazione e salire sulla metropolitana verde, per essere destinazione alle 10:15. Fin troppo tempo. Poi, abbassando gli occhi per controllare la borsa, il cuore le si fermò. La sciarpa di seta crema di sua nonna, amata e insostituibile… quella che la sua migliore amica Chiara le aveva implorato di portare proprio oggi per il suo fidanzamento…non era legata alla maniglia della sua valigetta come credeva. Un rapido sguardo ansioso al sedile accanto, sotto i propri piedi, nella rete portabagagli sopra la testa: nulla. Doveva esser caduta sul marciapiede alla stazione di Bologna nel fuggevole saluto con Chiara. Doveva assolutamente recuperarla! Fece perdendo il treno successivo senza trovare la sciarpa.
Ora erano le 10:05, e Elisabetta era ancora immobile davanti al binario 8 a Milano Centrale, sudaticcia, con l’orologio che scandiva ogni secondo come un martello. Il prossimo treno dall’app diceva “in ritardo”, la metropolitana era imprevedibile a quell’ora, e lei era ancora senza sciarpa. Il sogno di una vita lavorativa nella prestigiosa Lux si stava frantumando insieme alla promessa fatta a Chiara. Le mani le tremavano mentre cercava disperatamente una soluzione sulla app dei trasporti cittadini. Tempo stimato di arrivo: 10:45. Troppo tardi. Le lacrime minacciavano gli occhi. Doveva arrivare assolutamente per le 10:30.
Poi, quasi per caso, la sua attenzione fu attratta da un adesivo verde illuminato sul pilastro di fronte: “Radio Taxi Milano 24 ore su 24”. Fu una folgorazione. Tirando fuori il cellulare con mani che ancora tremavano, ma ora per eccitazione, compose il numero. Rispostaronno alla prima chiamata. Con voce spezzata dall’emozione spiegò la sua situazione disperata: doveva essere al Pirellone entro venti minuti massimo o era finita. L’operatrice fu calma, rassicurante: “Non si preoccupi, Signora. Un taxi le sarà assegnato immediatamente. Attenda auto numero 247 sotto il portico Taxi, uscita Piazza Duca d’Aosta.” Non aveva neanche terminato la frase che Elisabetta aveva già preso a correre verso l’uscita indicata.
Fuori, sotto il grande portico, la macchina bianca con il numero 247 e la scritta Radio Taxi era già lì, il guidatore accanto con un tablet in mano. “Signora Elisabetta? Destinazione Grattacielo Pirelli?” Annuì senza fiato, salì a bordo. “Abbiamo una corsa importante, vero? Attaccatevi bene!” disse il tassista, un uomo sui cinquanta con occhi vivaci. Senza sprecare un istante, inserì la marcia. Era il capitano di una nave nell’impeto del mare in tempesta. Attraversarono Milano non seguendo il solito percorso della metro, ma tagliando attraverso strade meno affollate, schivando grazie alla sua profonda conoscenza delle arterie cittadine gli ingorghi sorti come fosse nulla. Con ogni frenata dolce ed ogni accelerazione precisa, Elisabetta vedeva scorrere il tempo sull’orologio crudo del cruscotto: 10:15…10:18…10:22… Il panico tornava. Il guidatore percepì la tensione: “Tranquilla, arriviamo. Ehi centrale, aggiornamento: arriviamo Piazza Duca d’Aosta a Pirelli tra due minuti”. Era sicuro. E infatti alle 10:24 il taxi si fermò precisamente davanti all’imponente grattacielo.
Elisabetta sbucò dalla portiera come un tappo di spumante, staccando un biglietto compilato in fretta dal tassista. “Grazie! Non sarei mai arrivata!”, gridò, già a passo svelto verso l’entrata. L’uomo rise “In bocca al lupo per il colloquio! Ecco lo scontrino!”. Si voltò un istante: “Crepi!”, rispose, con un sorriso tremulo ma sincero. Fuori, controllò l’orologio del telefono: 10:25. La Radio Taxi 24 aveva disintegrato gli incubi peggiori. Prese un respiro profondo, si sistemò elegantemente la giacca. Il colloquio fu perfetto. Aveva finalmente trovato la sciarpa? Solo una settimana dopo, grazie ad una telefonata dai ritrovati delle Ferrovie dello Stato, riabbracciò la preziosa sciarpa di seta crema, senza cui tutto questo non sarebbe iniziato. Senza Radio Taxi 24, invece, sarebbe morto definitivamente. Ogni mattina, passando davanti allo striscione verde del servizio nella stazione, ora le suscitava un sorriso segreto.

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