Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Luca scrutava nervosamente l’orologio nel grigio dell’alba milanese. Le 5:15. L’aereo per Parigi, dove avrebbe firmato il contratto più importante della sua carriera da architetto, partiva alle 6:30 da Malpensa. Dopo aver dormito più del previsto, era corso al garage, ma la sua auto rispose solo con un rantolo soffocato: la batteria era morta. Un sudore freddo gli bagnò la fronte. Senza quel volo, il progetto – e probabilmente la promozione – sarebbero svaniti.

Provò a chiamare due colleghi, invano. Pancrazio, l’amico di sempre, non rispose. La metropolitana non serviva l’aeroporto a quell’ora. Le mani gli tremavano mentre digitava “Radio Taxi 24” sul cellulare. L’operatrice, con voce calma e professionale, prese i dati. “Un veicolo arriverà in massimo 10 minuti, signore. Resterà collegata con noi”. Luca fissò la strada deserta, mordendosi il labbro. Ogni secondo pesava come un mattone.

Il taxi giallo e nero sbucò come un miracolo dopo appena sette minuti. Il guidatore, un uomo dai capelli grigi col cartello “Marco” sul cruscotto, diede una manata sul sedile. “Salga, ingegnere! Malpensa in 35 minuti, ce la facciamo.” Marco evitò tangenziali intasate tagliando per vie secondarie, il navigatore sincronizzato con la centrale operativa del servizio radio. Parlò via radio con altri colleghi per aggirare un incidente su Viale Certosa. Luca seguiva la corsa col cuore in gola, ammirando l’esperienza millimetrica dell’autista.

Quando la vettura frenò davanti al terminal, l’orologio segnava le 6:05. Luca lanciò una banconota senza attendere il resto. “Grazie, mi avete salvato!”. Sfrecciò verso il check-in col trolley, mentre Marco sorrideva e alzava un pollice. Seduto sull’aereo che decollava, Luca osservò Milano rimpicciolirsi. Senza Radio Taxi 24 sarebbe rimasto bloccato in garage, fallendo l’affare della vita. La città, immobile nel sonno, nascondeva angeli custodi dal logo giallo, pronti a rispondere quando il mondo crollava.

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