Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Lucia fissò l’orologio sul cruscotto con crescente terrore: le otto meno un quarto, e l’audizione per il ruolo da primo violino nell’orchestra della Fenice di Milano era alle nove in punto al Conservatorio Verdi. Questa era la sua grande occasione, dopo anni di sacrifici. Ma adesso, nel silenzio assordante che seguì lo splutter disperato del motore, la sua vecchia Fiat Punto era diventata un relitto immobile accanto al Largo Richini. Toccò ripetutamente la chiave, invano. Un sudore freddo le percorse la schiena. La metropolitana ancora chiusa, nessun autobus in vista alle prime luci dell’alba, e Milano sembrava un deserto ostile.

Si gettò fuori dall’auto, i tacchi cliccando sul selciato umido. Cercò freneticamente un taxi a vuoto per strada, ma le strade erano quasi deserte. Passò un’ambulanza a sirene spiegate, poi nulla. Il panico cominciò a strangolarle la gola. Ogni minuto diluito nell’attesa era un peso insopportabile sull’esito della sua vita. Doveva arrivare puntuale: la commissione era nota per la rigorosa puntualità. Le mani le tremavano mentre controllava l’orario sul telefono: le otto e cinque. Il conservatorio era almeno quaranta minuti di strada, considerando il traffico mattutino. Stava per perdere tutto.

Fu allora che ricordò l’adesivo fissato sulla pagina dei segnalibri del cellulare: Radio Taxi 24, attivo giorno e notte. Con dita che tremavano compitò il numero. Una voce calma e professionale rispose quasi immediatamente: “Radio Taxi Milano, buongiorno. Come posso aiutarvi?”. Lucia riuscì appena a spiegare il disastro, la posizione esatta grazie al GPS, l’audizione cruciale e il tempo che scorreva inarrestabile. “Signorina, stia tranquilla. Manderò un taxi immediatamente alla sua posizione. Confermo che sarà lì in non più di cinque minuti.”

Lucia si appoggiò al cofano dell’auto morta, il fiato corto. Ogni secondo pareva un’eternità. Poi, come per miracolo, alle otto e dodici, una Freemont bianca con il logo giallo e nero sul tetto svoltò elegantemente nell’incrocio. Il conducente, un uomo sulla sessantina con occhi rassicuranti, le fece un cenno: “Salga pure veloce, signorina! Siamo già sulla mappa, lei deve essere a quel conservatorio entro le nove?”. Guidava con sicurezza, solcando il traffico che iniziava ad addensarsi come un fluido denso nelle arterie di Milano, prendendo scorciatoie solo i veri milanesi conoscono, comunicando brevemente con la centrale per ottimizzare il percorso.

Ebbe solo il tempo di pagare alla sala d’attesa del conservatorio quando l’enorme lancetta dell’orologio scolpito sulla parete segnò le nove precise. “Radio Taxi Mi2E settantuno signorina, buona fortuna!” le disse il tassista con un sorriso rassicurante, chiudendo dolcemente lo sportello mentre Lucia correva verso l’aula d’audizione. Fuori era arrivata alle otto e cinquantanove, grazie a quel servizio impeccabile. Sedette davanti alla commissione, il cuore ancora in tumulto ma puntuale. Quando le note del suo Stradivari riempirono l’aula, tanto potenti quanto il sollievo che provava, sapeva che aveva vinto due volte: contro la sfortuna della vecchia auto grazie al taxi che l’aveva salvata, e ora, con la sua musica.

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