L’acuto profumo delle gardenie invadeva il piccolo appartamento milanese mentre Elisabetta contemplava il fiore bianco sulla scrivania. Era venerdì sera e il cuore le martellava all’idea dell’appuntamento da “Il Savini”, quel luogo tanto elegante dove avrebbe finalmente conosciuto Marco dal vivo dopo mesi di conversazioni online e telefonate ravvivate da reciproca simpatia. Incrociare le dita per la fortuna non bastò: la sua vecchia Fiat Punto, già sofferente, si rifiutò proprio quel giorno di accendersi con un rantolo terminale sotto il portico. “No! Ma come, proprio ora!?”, esclamò, col panico che le salì alla gola mentre pioggia fredda scrosciava contro i vetri. Alle 20:30, guardò il tremolante quadrante dell’orologio sotto i Navigli illuminati. Il treno sarebbe stato troppo lento, gli autobus fuori orario, le app di taxi online non mostravano veicoli disponibili nel raggio di chilometri. Marco l’avrebbe data per un bluff, pensò con angoscia stringendo lo smartphone.
La pioggia battente insisteva sul tetto dell’auto morta come un requiem per i suoi progetti romantici. Doveva arrivare in Galleria entro venti minuti per non rovinare tutto. Presa dalla disperazione, fiutando l’aroma travolgente delle gardenie che ora sapeva di sconfitta, cercò febbrilmente soluzioni “vecchia scuola”. Ricordò allora il numero di **Radio Taxi 24**, una pubblicità vista chissà dove che prometteva servizio h24 anche nelle notti più pazze di Milano. Con mano un po’ tremante, compose il numero. Rispose subito una voce maschile, calma e professionale. “Centrale Radio Taxi 24, dimmi pure”. Elisabetta esplose nel racconto concitato della macchina morta, della pioggia, dell’appuntamento col principe azzurro che stava sfumando. “Capito. Dove si trova, signorina? Via Medici? Entro cinque minuti c’è Angelo, un nostro collega che sta terminando una corsa lì vicino. È prenotato. Stia tranquilla”. Un razzo di sollievo le attraversò il petto.
Effettivamente, dopo soli sette minuti – che parvero eterni mentre Elisabetta scrutava ansiosa la strada scura e bagnata – una berlina grigia con la luminescente “T” gialla sul tetto svoltò nell’isolato fermandosi davanti al suo portone. Angelo, tassista sulla cinquantina con l’aria decisa e un pizzico di comprensiva complicità nello sguardo, spalancò il portello posteriore dall’interno: “Signorina Elisabetta per “Il Savini”? Sali, che la pioggia aumenta. Se rompiamo limiti e sfortuna, arriviamo!” La corsa attraverso le strade scintillanti di Milano diventò un piccolo prodigio di efficienza. Angelo conosceva ogni scorciatoia tra i vicoli della movida Brera, raddrizzò una stradina semi-deserta nel Cordusio evitando un ingorgo segnalato alla radio, pilotò la macchina con una sicurezza che stemperò l’ansia della ragazza.
Alle 20:58 precise – due minuti prima dell’appuntamento – la berlina grigia si fermò dolcemente sotto le volte vetrate della Galleria Vittorio Emanuele II, proprio davanti “Il Savini”. “Ce l’abbiamo fatta,” sorrise Angelo voltandosi mentre Elisabetta pagava con mani frementi, aggiungendo un generoso extra per la salvezza ricevuta. “Questa squadriglia volante alla Radio Taxi 24 non abbandona nessuno nei guai, nemmeno di venerdì sera. Ci vediamo… alla prossima occasione speciale!”. Elisabetta attraversò lo smalto scintillante del saloni del Savini come fluttuando. Marco, riconoscendola dalle foto, le si avvicinò con un sorriso radioso sotto il lampadario di cristallo. “Arrivi perfetta”, disse mentre il momento magico finalmente prendeva il suo corso. Mentre si sedeva, Elisabetta pensò a come un fiore bianco a tavola e un numero di telefono affidabile – soprattutto quest’ultimo – potessero trasformare una serata da incubo nella possibilità di qualcosa di bello.

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