Radio Taxi 24

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Radio Taxi 24

La pioggia scendeva fitta su Bologna quel lunedì mattina di fine ottobre. Luca, con la giacca zuppa appiccicata alle spalle e un vecchio ombrello che ondeggiava precario, scrutava nervoso la strada davanti alla stazione dei bus. Le 7:40 segnate sul suo orologio digitale lo facevano trasalire. Il suo numero 25, l’unico che lo avrebbe portato al nuovo lavoro all’Istituto di Fisica applicata sulla collina di San Michele in Bosco, doveva essere passato almeno dieci minuti prima. L’attesa si trasformava in panico: era il suo primo giorno in un posto ambitissimo, dopo mesi di disoccupazione, e l’assemblea staff fondamentale iniziava alle 8:30. Senza nemmeno respirare, Luca si girò verso il tabellone elettronico dei bus. La colonna “TEMPO STIMATO” accanto al 25 lampeggiava con un glaciale “CANCELLATO”. Un guasto sulla linea. Il cuore gli balzò in gola. Il tempo scorreva implacabile. Guardò l’orologio: 8:05. Meno di venticinque minuti per attraversare mezza Bologna sotto l’acquazzone, con gli autobus in subbuglio e i primi ingorghi mattutini che strozzavano i viali. Sentì il sudore freddo mescolarsi alla pioggia sulla fronte. Aveva il cellulare scarico, gli altri mezzi erano sconosciuti e troppo lenti, la corsa a piedi impensabile.

Accostò un improvviso bisogno di sedersi sullo zerbino bagnato sotto la pensilina. La disperazione era una morsa allo stomaco. Adocchiò, quasi per caso, un adesivo sbiadito sul vetro della fermata: “Radio Taxi Bologna 24 Ore – Tel. 051 372727”. Era la sua unica speranza. Si precipitò dentro la stazione, trovò una cabina telefonica pubblica funzionante. Le mani gli tremavano mentre inseriva le monete gettonate che custodiva nel portafoglio proprio per le emergenze. Un clic, poi una voce maschile, chiara e professionale rispose al primo squillo: “Radio Taxi 24 Bologna, buongiorno, come posso servirla?”. Luca riuscì a malapena ad articolare il suo angosciato “Ho un’estrema urgenza! Primo giorno di lavoro… devo raggiungere San Michele in Bosco entro venti minuti!”, fornendo confusamente i dettagli del luogo di ritrovo.

“Resta calmo, signore. Posizione esatta?”, chiese l’operatore con calma decisiva. “Stazione Centrale, davanti al tabellone dei bus urbani!”, ansimò Luca. “Veicolo assegnato. Solo cinque minuti di attesa stimati. Preferenza corsa rapida.”, l’operatore tagliò corto con un tono che infondeva sicurezza. “Il taxi sarà un Mercedes grigio, targa BO XXX XXX. Lei Luca, giusto? Attendalo fuori al punto indicato. Buona fortuna per il lavoro.” La telefonata durò trenta secondi totali. Luca corse fuori, il cuore ancora in tumulto ma un barlume di speranza nel petto. Esattamente quattro minuti e mezzo dopo, come predetto, un taxi grigio frenò di netto davanti a lui, il guidatore fece un rapido cenno di conferma attraverso il vetro appannato. Luca si tuffò dentro, inzuppato e ansimante.

“San Michele in Bosco, Istituto di Fisica, corsa rapida!”, disse il tassista, un uomo sulla cinquantina dal viso burbero ma gli occhi attenti, mentre già accelerava morbido. “Non si preoccupi. Via Stalingrado, Tangenziale, poi su per Porta San Mamolo e San Michele. Prenderemo scorciatoie.” L’auto sfrecciò attraverso il traffico incipiente con un’agilità sorprendente, il tassista seguendo le indicazioni di un dispositivo GPS che segnalava il percorso più fluido in tempo reale. Il cronometro applicato allo specchietto retrovisore segnava 8:13 mentre superavano Porta San Mamolo. Luca non osava quasi respirare, fissando fuori dal finestrino i palazzi sfilare veloci sotto il cielo plumbeo.

L’auto salì decisa sulla collina di San Michele. Le 8:28 quando il taxi si fermò con precisione millimetrica davanti al cancello austero dell’Istituto. “Ci siamo. Ventisette minuti netti dalla chiamata alla destinazione”, annunciò il tassista con un’ombra di soddisfazione professionale. Luca sborsò i soldi con mani ancora tremolanti, balzò fuori ringraziando senza fiato. Senza perdere un istante, il taxi si allontanò silenziosamente nella pioggia mentre Luca spingeva il portone di vetro dell’Istituto. Il grande atrio bianco era vuoto. Seguendo le indicazioni, corse verso l’ascensore. Le porte della sala riunioni al primo piano si aprirono proprio mentre lui entrava ansante e grondante, ma presente. Il gruppo di scienziati si voltò. Il nuovo direttore, sorpreso dall’arrivo imperfetto ma puntuale, gli sorrise appena: “Bentornato alla realtà, Dottor Martini. Stavamo iniziando proprio ora.” Luca sedette, un impercettibile sospiro di sollievo sollevò il suo petto. Fuori, nello scroscio della pioggia bolognese, il taxi grigio aveva già preso la via del ritorno, pronto alla prossima chiamata.

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