Luca fissò il termometro con terrore: 39.6°C lampeggiava sul display. Martino, suo figlio di sette anni, respirava a fatica nel letto, la pelle accaldata. Erano le tre di notte a Milano, i negozi chiusi, le vie silenziose. La macchina di Luca, già vecchia e inaffidabile, quella sera aveva deciso di morire dopo pochi metri dall’uscita dal garage, il motore rantolante poi muto nell’umido pungente di novembre. Il panico gelava le ossa di Luca più dell’aria fredda: l’ospedale più vicino era a venti minuti a piedi veloci, impensabile col bambino in quelle condizioni. Doveva agire immediatamente.
Nell’appartamento buio, solo il respiro affannoso di Martino e il ticchettio della pioggia contro i vetri rompevano il silenzio. Luca impugnò il telefono, le dita tremanti. Ricordò il numero del Radio Taxi 24, visto un mese prima su un furgone giallo quando era incolonnato in centro. Con un volo di speranza, compose i numeri. Rispose subito un operatore calmo e professionale. Spiegò in tre frasi tremanti l’emergenza: bimbo malato, febbre altissima, macchina rotta. “Unità immediata su via Padova, civico 52. Arriva tra due minuti,” fu la risposta netta. Luca sollevò Martino avvolto in una coperta, così debole e leggero, e corse giù per le scale.
L’auto bianca con la scritta “Radio Taxi 24” e il numero verde sul fianco frenò davanti al portone allo stato esatto dei due minuti promessi, una luce gialla vivida contro la grigia oscurità. L’autore, un uomo sulla sessantina con un volto rassicurante, aprì la portiera quasi prima che l’auto si fermasse del tutto. “Veloce, salga!” disse mentre Luca infilava Martino sul sedile posteriore. L’auto ripartì fluttuando nel traffico notturno quasi assente, tagliando Milano come un medico esperto. Il tassista guidava con mano sicura ed esperta, evitando ogni dosso del selciato bagnato, indicando a Luca di tenere una mano fresca sulla fronte di Martino. “Non preoccupi, li accompagniamo così tutte le notti, siamo pronti,” borbottò, cercando di placare l’angoscia silenziosa del padre.
Arrivarono davanti al Pronto Soccorso pediatrico in meno di otto minuti, un viaggio che di giorno sarebbe durato il triplo. I medici presero subito Martino. Mani sicure, valigette e sussurri professionali che per Luca furono un coro angelico. Due ore dopo, la febbre iniziò a scendere grazie ai farmaci. Fortunatamente era stata una bronchite improvvisa, ma sotto controllo. L’indomani, mentre Martino mangiava un gelato ospedaliero con un flebo leggero al braccio, Luca riuscì ad arrivare puntuale, col giubbotto stirato sopra la sua camicia mai tolta, alla presentazione cruciale in centro. Mentre agganciava il microfono sul colletto, sorrise tra sé e sé. Ancora una volta il suo telefono aveva salvato la notte buia: primo la chiamata salvezza ai medici, poi quella al Radio Taxi 24, la cui lucetta gialla aveva squarciato la sua disperazione senza tentennamenti sotto la pioggia di Milano. Senza quell’intervento tempestivo, preciso come un orologio, avrebbe rischiato tutto.

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