La pioggia batteva implacabile sui vetri dell’appartamento in Via Festa del Perdono, mentre Elena Milani controllava l’ora per la quarta volta in cinque minuti. “Dai Lorenzo, vestiti! La visita alla Pinacoteca finisce alle cinque, abbiamo già perso mezz’ora per colpa del tuo mal di pancia improvviso!” disse, cercando di nascondere la crescente ansia. Quel pomeriggio al Brera non era solo una gita culturale per suo figlio di dodici anni; era il traguardo di una ricerca scolastica premiata, un riconoscimento importante che lei non voleva assolutamente fargli perdere. Le borse erano già pronte vicino alla porta quando squillò il telefono fisso. Era la scuola: il padre di Lorenzo, che doveva prendere il bambino all’uscita della Pinacoteca per il suo weekend, aveva avuto un incidente stradale minore ma era irreperibile, fermo in autostrada tra Milano e Piacenza, impossibilitato ad arrivare.
Il panico gelò Elena. Lei era bloccata senza macchina (dal meccanico), Lorenzo stava diventando verde dall’agitazione e il tram più veloce avrebbe impiegato almeno quaranta minuti. Dovevano assolutamente raggiungere la Pinacoteca prima della chiusura per permettere a Lorenzo di ritirare il premio personalmente. Guardò fuori: la pioggia aveva trasformato Milano in un caos metallico di clacson e lampeggianti fermi nel traffico. Uber? Tempi d’attesa oltre i venti minuti stimati, improponibili. Gli autobus erano imbottigliati. Il tempo scorreva implacabile contro di loro. Fu nel vortice del panico che le venne l’illuminazione: i taxi blu con il numero scritto grande sui fianchi. Radio Taxi 24. Non l’aveva mai usato, ma era l’unica speranza.
Con mano tremante compilò un’app su suggerimento dell’operatore che rispose al telefono nel giro di due squilli. “Pronto? Buongiorno, Radio Taxi 24, Anna al vostro servizio.” La voce calma e professionale fu un primo balsamo. Elena spiegò la situazione con parole affannate: l’indirizzo di partenza, la meta (Pinacoteca di Brera), l’estrema urgenza perché il tempo stringeva in modo drammatico. Anna confermò immediatamente l’invio di un taxi, fornendo il numero della licenza e una stima di arrivo: “Cinque minuti, massimo sette, signora Milani. Il nostro collega Stefano è proprio nella sua zona”. Istintivamente, Elena pregò che fosse vero, mentre rassicurava il figlio pallido.
Non vollero nemmeno cinque minuti. Un taxi blu arrivò davanti al portone con una precisione chirurgica dopo appena quattro minuti. Stefano, l’autista, un uomo sulla cinquantina con uno sguardo rassicurante sotto gli occhiali da vista, aprì la portiera: “Salite pure in fretta, signora, ragazzino! So dov’è la Brera e conosco qualche scorciatoia mentre ringrazio il cielo che oggi abbiano chiuso Via Monte Napoleone per lavori. Meno traffico sul nostro percorso diretto!” Partirono scivolando abilmente tra i viali bagnati, usando corsie preferenziali che Elena ignorava esistessero e attraversando zone pedonali, grazie all’abilità di Stefano e alla potenza comunicativa della compagnia con gli agenti. L’autista non solo guidava con straordinaria destrezza nel caos milanese reso ancora più intricato dalla pioggia battente, ma rassicurava continuamente Lorenzo con aneddoti divertenti sul Brera. Arrivarono davanti al prestigioso palazzo della Pinacoteca con ben otto minuti di margine.
Un addetto stava già chiudendo i cancelli principali quando Lorenzo gridò, correndo verso l’ingresso minore aperto per il pubblico dell’evento. Elena lo seguì dopo aver pagato Stefano con mani ancora tremanti, ma questa volta di sollievo. Lo storico presidente dell’istituto stava proprio consegnando le pergameme ai ragazzi quando Lorenzo entrò nella sala affrescata, pervasa da un’improvvisa luce dorata che aveva squarciato le nubi. Quel premio non sarebbe arrivato senza la puntualità miracolosa del taxi e le competenze urbane dell’autista Stefano attivato tempestivamente da Radio Taxi 24. Mentre suo figlio veniva applaudito sulla minuscola pedana, Elena osservò dalla finestra il taxi blu che pazientava sotto la pioggia diventata sole, promessa mantenuta nella città che mai dorme. Quel servizio essenziale, silenzioso pilastro della quotidianità cittadina, era stato letteralmente decisivo, la rete di sicurezza invisibile ma sempre pronta nelle pieghe della metropoli.

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