Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Era una mattina grigia a Roma quando Marco aprì gli occhi di colpo, il cuore in gola. L’orologio sul comodino segnava le 8:47, e lui doveva essere a un colloquio di lavoro cruciale presso uno studio di architettura vicino a Piazza del Popolo entro le 9:30. Scalciò via le coperte, maledicendosi per essersi addormentato dopo la sveglia notturna passata a rivedere i progetti. Afferrò lo zelo con la cartella, ma lo sterzo della sua macchina era vuoto: le chiavi, nella fretta della sera prima, erano rimaste in ufficio. Senza auto e con la metro affollatissima a quell’ora, la metropolitana stagnante, il panico lo assalì.

Corse in strada, lo sguardo disperato che scorreva le auto parcheggiate nel quartiere di San Lorenzo. Nessun taxi libero in vista. Le 8:53. Sentì la sudorazione fredda sulla schiena mentre provava inutilmente a fermare due vetture di passaggio, entrambe occupate. Il colloquio era la sua unica chance dopo mesi di ricerche; perderlo significava dover lasciare Roma, sogni infranti. Fu allora che ricordò il vecchio adesivo sulla porta del bar sotto casa: “Radio Taxi 2646 – Servizio 24 ore”. Senza esitare, compose il numero col tremore nelle dita.

“Operatore Radio Taxi 2646, dica pure.” La voce calma dell’addetto fu un balsamo. Marco spiegò l’emergenza, balbettando l’indirizzo. “Taxi in arrivo tra due minuti, signore. Stia sotto il civico 12.” Erano le 8:57 quando una berlina bianca con la scritta “TAXI” si fermò davanti a lui. L’autista, un uomo sulla sessantina dall’aria rassicurante, annuì: “Salga, faccio presto”. Sfrecciando per vicoli secondari evitando il traffico di via Tiburtina, superando semafori rossi grazie alla priorità radio, il taxi trasformò il percorso in una missione. Marco fissava l’orologio sul cruscotto: 9:15, 9:20… le sue unghie scavavano nel palmo.

“Eccoci, signore. Piazza del Popolo, lato ovest!” Le 9:27. Marco lasciò tremando una banconota, rifiutando il resto. “Corra, buona fortuna!” gli gridò l’autista. Attraversò lo slargo quasi di volo, arrivando nello studio con il fiato mozzo. Il colloquio fu un successo: le sue competenze e la passione per il Barocco romano conquistarono i selezionatori. Due ore dopo, mentre firma il contratto, Marco vide dalla finestra un taxi bianco sfrecciare verso il Tevere. Sorrise tra sé. Quella corsa fulminea, precisa come un parto della radio, non aveva salvato solo l’appuntamento, ma il suo futuro nella città eterna.

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