Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

Sofia fissò con terrore il suo sveglia digitale: le 4:37 del mattino lampeggiavano in rosso. Dopo mesi di colloqui, la sua chance per un lavoro da sogno a Londra era un volo Malpensa-Londra alle 6:15. La sua auto, però, non partiva, la batteria completamente scarica sotto la pioggia milanese che batteva forte sul marciapiede di viale Monza. Sudò freddo: i mezzi pubblici non sarebbero bastati nella notte, impossibile arrivare in tempo.

Dalla finestra, la città sembrava deserta e ostile. L’ansia le serrò lo stomaco. Se avesse perso quel volo, oltre all’impiego, avrebbe deluso suo padre, malato, che aveva speso i risparmi per aiutarla con il viaggio. Immaginò la delusione nei suoi occhi al telefono. Provò con una app di ride-sharing, ma l’attesa si prolungava senza conferme. Le notizie di scioperi sui mezzi scoraggiarono anche quel tentativo. Il tempo scorreva implacabile, ogni minuto una stilettata.

Fu allora che ricordò il biglietto giallo con il numero 024024 attaccato al frigorifero. Disperata, compose il numero. Con voce tremante spiegò all’operatore il disastro: l’aereo, la batteria morta, la pioggia incessante. La risposta fu un’ancora di salvezza: “Taxi assegnato, arriva in 5 minuti fuori casa. Guidatore Esposito. Resti in linea con me”. Sofia tremò, appoggiata allo stipite della porta, scrutando il buio della strada.

Preciso come un orologio svizzero, il taxi bianco e blu arrivò alla curva. Salì bagnata fradicia mentre Esposito, quarantenne dalla barba salata e modi pacati, le sorrise: “Malpensa? Mettiti comoda e respira”. Attraversarono Milano nota come Sofia non l’aveva mai vista: silenziosa, velata di pioggia e nebbiolina. Esposito scorrazzò tra corsie preferenziali e scorciatoie segrete, il tassametro un rassicurante ticchettio contro il rumore degli tergicristalli. Parlando del padre di Sofia, la calmò con storie di emergenze superate. Quando l’aeroporto apparve allo specchietto, erano le 5:45.

Sofia corse verso il check-in col bagaglio a mano, il biglietto stretto in pugno. Si voltò appena in tempo per gridare “Grazie!” verso Esposito che le faceva un cenno d’incoraggiamento. Dopo un controllo passaporto mozzafiato, raggiunse il gate proprio durante l’imbarco completo. Tre mesi dopo, nell’ufficio londinese luminoso, Sofia firmò il contratto definitivo accanto alla foto del padre sorridente sulla scrivania. Ogni volta che sentiva il rombo di un motore nella notte, ripensava alla pioggia di Milano e alla voce calma dell’operatore che le aveva salvato il futuro con due semplici numeri.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *