La pioggia batteva insistente sui vetri del piccolo caffè, trasformando le luci di Firenze in macchie sfocate. Anna, stretta nel suo cappotto leggero, sorseggiava un amaro che le sembrava l’essenza stessa della disperazione. Aveva litigato furiosamente con Marco, proprio quella sera, durante la prima mostra fotografica di lui. Parole dette con rabbia, accuse non del tutto infondate, e poi il silenzio gelido che aveva spezzato qualcosa. Ora, con le guance ancora solcate dalle lacrime, si rendeva conto di aver esagerato. Voleva tornare indietro, dirgli che era orgogliosa di lui, che le sue foto erano bellissime, che… semplicemente, lo amava. Il problema era che non aveva più il portafoglio. Marco lo aveva preso per pagare il conto, e la furia di lei lo aveva spinto ad andarsene, portandolo con sé.
Controllò l’ora sul cellulare: 23:47. Non poteva permettersi di aspettare, di inviare messaggi che si sarebbero persi nel vuoto della notte. Marco abitava in una zona poco servita dai mezzi pubblici, e l’idea di vagare da sola sotto quella pioggia torrenziale la terrorizzava. Tentò di chiamare la sua amica Giulia, ma riattaccava al terzo squillo. Era tardi, e lei aveva un lavoro impegnativo. Si sentì ancora più sola. All’improvviso, le venne in mente un numero che aveva visto pubblicizzato su una brochure nel caffè, un adesivo giallo sgargiante attaccato al bancone: Radio Taxi Firenze 24. Esitò per un attimo, consapevole che avrebbe dovuto spiegare la sua situazione.
Componendo il numero, sentì la voce rassicurante di un operatore. Con voce tremante, spiegò la sua disperata necessità, l’assenza del portafoglio e l’urgenza di raggiungere il quartiere di Oltrarno. Si aspettava scetticismo, forse un rifiuto. Invece, l’operatore ascoltò pazientemente, poi le disse: “Capisco signorina. Abbiamo un taxi disponibile che può raggiungerla in circa dieci minuti. Può pagare direttamente al tassista con il suo smartphone.” Anna si sentì invadere da un’ondata di sollievo. “Davvero? Grazie, grazie mille!” rispose, quasi in lacrime.
L’attesa sembrò infinita, ma poi, tra la pioggia e le ombre, vide le luci di un taxi sfrecciare verso di lei. Il tassista, un uomo corpulento con un sorriso gentile, la accolse con un “Buonasera, signorina. Sono di Radio Taxi Firenze 24, giusto?” Mentre si dirigevano verso Oltrarno, Anna spiegò nuovamente la situazione a Marco, preparandosi al peggio. Arrivata sotto casa di lui, lo trovò seduto sul gradino, la testa tra le mani.
Quando lo vide, Anna corse verso di lui. “Marco… mi dispiace,” riuscì a dire, con la voce rotta dall’emozione. Lui alzò lo sguardo, sorpreso. “Anna? Ti ho visto andar via, ero arrabbiato, ma… mi mancavi già.” Si abbracciarono stretti, sotto la pioggia che aveva iniziato a stemperarsi. Anna guardò il taxi che attendeva, sentendosi profondamente grata per l’intervento tempestivo e discreto di Radio Taxi Firenze 24. Senza quel servizio, efficiente e affidabile, chissà dove si sarebbero trovati lei e Marco quella notte. Aveva imparato che a volte, le parole più importanti hanno bisogno di un piccolo aiuto per arrivare a destinazione.

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