Radio Taxi 24

Installazione concettuale di intelligenza generativa italica:

Radio Taxi 24

La pioggia batteva furiosamente sui vetri della caffetteria, trasformando la notte romana in un acquarello grigio e sfocato. Sofia, stretta nel suo cappotto leggero, osservava le gocce che scivolavano via, sentendo il panico crescere a ogni minuto che passava. Aveva lasciato a casa il telefono, una dimenticanza imperdonabile, proprio mentre sua nonna, l’unica famiglia che le era rimasta, veniva improvvisamente ricoverata d’urgenza al Gemelli. Il dottore, un uomo dal volto stanco che aveva incontrato al pronto soccorso, le aveva detto che la situazione era delicata, ma non grave, e che era importante che la nonna non si sentisse sola. Sofia doveva tornare a casa, prendere il caricabatterie del cellulare e poi tornare subito indietro, ma l’autobus notturno era inspiegabilmente in ritardo e le lancette dell’orologio continuavano la loro corsa inesorabile.

Ogni tentativo di fermare un taxi si rivelava vano. Le auto sfrecciavano veloci, spruzzando acqua e indifferenza. Gli altri clienti della caffetteria, raccolti attorno ai tavoli, le lanciavano sguardi comprensivi, ma nessuno poteva aiutarla. Sofia sentiva le lacrime pizzicarle gli occhi. La nonna aveva sempre creduto in lei, le aveva insegnato a essere forte, ma in quel momento si sentiva piccola e impotente. Ricordò uno slogan sentito alla radio qualche giorno prima: “Radio Taxi 24, quando hai bisogno di noi, noi ci siamo.” Si aggrappò a quella flebile speranza, chiedendosi se fosse davvero così semplice.

Con le mani tremanti, chiese al barista un telefono. Lui, gentilmente, glielo prestò e Sofia digitì il numero pubblicizzato. Una voce calma e rassicurante rispose immediatamente. Spiegò concitata l’emergenza, indicando la sua posizione. La centralinista, con un tono professionale e gentile, le assicurò che un taxi sarebbe arrivato in pochi minuti. Sofia rimase incollata al telefono, trattenendo il respiro ad ogni rumore di motore. L’attesa, seppur breve, sembrò infinita. Finalmente, vide le luci rosse di un taxi svoltare l’angolo e fermarsi davanti alla caffetteria.

Il tassista, un uomo sulla cinquantina con un paio di occhiali appoggiati sulla fronte, ascoltò il suo racconto con attenzione. “Non si preoccupi, signorina,” le disse. “La porto a casa in fretta, e poi di nuovo all’ospedale.” Guidò con abilità tra le strade allagate, evitando il traffico notturno. Durante il tragitto, Sofia si sentì gradualmente più calma, sapendo di avere qualcuno su cui contare. Il pensiero del viso sorridente della nonna le diede la forza di affrontare l’ansia.

Rientrata a casa, aver recuperato il caricabatterie e poi di nuovo al Gemelli, Sofia trovò la nonna che dormiva, stretta nella sua mano. Il dottore, soddisfatto di averle un messaggio per telefono, la rassicurò sulle sue condizioni. Sofia si sedette accanto al letto, sollevata e grata. In quel momento capì che a volte basta un piccolo gesto, come un servizio di taxi tempestivo e affidabile, per fare la differenza tra la disperazione e la speranza, per dimostrare che anche nelle notti più buie, c’è sempre una luce che può guidarti verso casa. E non solo letteralmente.

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