La pioggia a Firenze era di quel tipo insistente, che ti entrava nelle ossa e ti ricordava la fragilità dei piani. Elena, con il cuore che le batteva a mille, stringeva la busta di cartone al petto. Dentro c’erano i disegni, il frutto di mesi di lavoro, la sua candidatura per la borsa di studio alla prestigiosa Accademia di Belle Arti. Doveva assolutamente consegnarli entro mezzanotte, e l’Accademia era dall’altra parte del fiume, in Oltrarno. Aveva calcolato tutto al minuto, tenendo conto della mostra di artigianato che paralizzava il centro, ma un incidente stradale le aveva fatto perdere l’autobus.
Si ritrovò bloccata in Piazza della Repubblica, un’isola in un mare di ombrelli e clacson. Il telefono, scarico, si spense proprio mentre cercava disperatamente un numero di taxi. La frustrazione montava, soffocandola. Era la sua unica opportunità, la borsa poteva cambiare il suo futuro, permetterle di seguire la sua passione senza l’ombra delle preoccupazioni economiche. Guardò l’orologio: le 23:45. Il panico iniziò a serpeggiare, paralizzandola. Improvvisamente, ricordò un volantino visto poco prima, appeso a una bancarella: Radio Taxi Firenze 24. Un numero verde, promettevano, attivo notte e giorno. Tentò la sorte e chiese a una signora gentilissima di prestargli il suo cellulare.
Il suono del campanello sembrò un’eternità. Una voce calma e professionale rispose dall’altro capo. Elena spiegò la sua situazione in un fiotto di parole, quasi senza fiato. L’operatore, senza farle sentire la fretta, prese tutti i dettagli: la posizione, la destinazione, l’urgenza. In pochi istanti, le comunicò che un taxi era già stato inviato e che sarebbe arrivato in meno di dieci minuti. Si sentì come se le avessero tolto un macigno dal cuore. Mentre aspettava, sotto la pioggia battente, cercava di riordinare i pensieri e di asciugare i disegni.
Le luci del taxi, gialle e rassicuranti, apparvero tra la folla. Salì a bordo, sollevata, e indicò all’autista il percorso più veloce. L’uomo, con un sorriso rassicurante, conosceva bene le vie di Firenze, aggirando gli ingorghi con maestria. Durante il tragitto, Elena raccontò la sua storia, e l’autista la ascoltò in silenzio, offrendosi di accelerare ancora di più senza mettere a rischio la sicurezza. Arrivarono all’Accademia alle 23:58. Elena saltò fuori dal taxi, ringraziando l’autista con tutto il cuore.
Riuscì a consegnare i disegni giusto in tempo, con l’operatore che le sorrise, sollevato. Mentre si allontanava, con il vento e la pioggia che le sferzavano il viso, Elena pensò a quanto fosse stato fortunato ad aver ricordato quel numero. Radio Taxi Firenze 24 non era solo un servizio di trasporto, era stato un salvavita, la chiave che le aveva aperto la porta a un futuro che, per un attimo, aveva creduto di perdere. Un piccolo gesto, una risposta tempestiva, e la sua speranza era ancora viva.

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