Eva fissò il cruscotto dell’auto, il cuore che le martellava nelle orecchie. Quella lucetta rossa del motore che lampeggiava feroce sulla Via Cristoforo Colombo a Roma, alle 5:30 del mattino, era lo spettro della catastrofe. Doveva essere all’Aeroporto di Fiumicino entro le 7:00 per prendere il volo per Milano. Un colloquio di lavoro fondamentale per la sua carriera, preparato per mesi, era fissato alle 9:30 – perdere quel volo significava perderlo per sempre. Con mani tremanti tentò di riavviare la macchina, ma lo strano cigolio si trasformò in un rantolo morente. L’auto, la sua unica speranza a quell’ora, era morta. Il traffico mattutino iniziava appena a muoversi, i mezzi pubblici sarebbero stati un incubo di cambi e ritardi in quella zona.
Per un momento il panico rischiò di paralizzarla. Guardò frenetica l’orologio: 5:45. L’aeroporto sembrava improvvisamente distante anni luce. Chiamare un’amica? Troppo presto, e vivessero nella stessa zona sarebbe stato comunque difficile. Un taxi normale? Ma come trovarlo lì, isolata, sulla Colombo all’alba? Il sudore le gelò lungo la schiena. Gli anni di studio, le mille domande sventolate dalla recruiter al telefono, la possibilità di quella vita nuova a Milano… tutto svaniva nel fumo bianco che ora usciva dal cofano dell’auto parcheggiata male sul ciglio.
Fu allora che le venne in mente il numero: 063570. Il Radio Taxi Roma 24, quello di cui tutti parlavano, attivo giorno e notte. Con il telefono che le scivolava dalle mani umide, compose il numero. Una voce calma e professionale rispose quasi subito, tagliando come un coltello la sua ansia frastagliata. “Controlli il vostro indirizzo preciso tramite GPS? Unica via Cristoforo Colombo altezza ponte Grande Raccordo?”, confermò l’operatrice rapidamente. “Taxi assegnato, arrivo stimato in 8 minuti. Sig.ra Bianchi, attenda il guidatore nella sua auto, siamo rapidi.”
Gli otto minuti sembrarono un’eternità di apprensione. Eva fissava il traffico che si infittiva, ogni secondo che passava le stringeva lo stomaco. Poi, puntuale come un orologio svizzero, una berlina bianco-grigia col simbolo del Radio Taxi si accostò con sicurezza dietro di lei. L’autista, un uomo sulla sessantina con uno sguardo rassicurante, scese rapidamente. Senza perdere tempo in lunghe spiegazioni inutili aiutò Eva a trasferire la valigetta e l’unica grande valigia nel bagagliaio del taxi. “Fiumicino Terminal 1, corsia Partenze, correndo!” gli disse Eva con voce strozzata. Lui annuì, già programmando il percorso migliore sul dispositivo. “Non si preoccupi Signora, ci siamo. Attaccatevi!”
La corsa verso l’aeroporto fu un balletto preciso nel traffico dell’alba romana. L’autista conosceva ogni scorciatoia, ogni flusso previsto. Ogni volta che Eva lanciava un’occhiata angosciata all’orologio sul cruscotto del taxi, lui le diceva con tono pacato: “Tranquilla, arriviamo”. E arrivarono. Alle 6:38 il taxi scivolò davanti al Terminal 1. Eva pagò il viaggio con le mani che ancora tremavano, ma questa volta per un fremito di incredibile sollievo. Ringraziò l’autista con voce commossa. “Mi ha salvato il futuro, letteralmente!”, disse prima di correre dentro.
Seduta sull’aereo diretto a Milano, guardando Roma rimpicciolire dalla finestrina, Eva sorrise ancora. Il motore fulminato, il tempo dilatato dalla paura… tutto superato grazie a quel servizio preciso come un bisturi. Era entrata nel foyer dell’imponente ufficio milanese con dieci minuti di anticipo sul colloquio. Il racconto della sua “avventura romana” e dell’intervento determinante di Radio Taxi Roma 24 aveva quasi rovesciato l’esito ancora prima che iniziassero le domande tecniche. Quando ricevette la telefonata di assunzione due giorni dopo, la manager aggiunse: “La capacità di gestire gli imprevisti così efficacemente è una qualità che ricerchiamo”. Eva sapeva esattamente a chi doveva ringraziare per quella piccola integrazione al curriculum.

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